GIRO D’ITALIA / Sciandri e l’amarezza della Movistar: «Peccato per la caduta di Soler, però deve sfruttare il talento»

Sciandri
Maximilian Sciandri, direttore sportivo della Movistar.
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Maximilian Sciandri non fa sconti a nessuno, tantomeno alla gara dei suoi. Per la prima volta, Marc Soler aveva una squadra al suo servizio ma il suo Giro è finito anzitempo a causa di una caduta. E da lì in poi la Movistar si è un po’ persa.

Cos’è successo, Max?

«Che la squadra aveva un leader e quando l’ha perso si è trovata con le spalle al muro: o ti butti nelle fughe o non combini nulla. Il problema è un altro».

Quale?

«Le fughe arrivano, l’abbiamo visto, ma alla fine vincono grandi corridori. Non basta andare in fuga per vincere. E ci vuole anche fortuna».

A cosa ti riferisci?

«Ad esempio, l’altro giorno a Sega di Ala avevamo Pedrero in fuga, ci credevamo, e poi vediamo in testa al gruppo la Deceuninck, una squadra che sulla carta non dovrebbe tirare. Quando dico la fortuna penso a questo».

Ma Pedrero poteva vincere contro Dan Martin?

«Magari no, ma non si può mai sapere. Uno va in fuga per questo, perché non si sa mai».

Ma da Soler ti aspettavi di più?

«Ha avuto molta sfortuna, la caduta è stata brutta. È pur vero, però, che non ha più vent’anni e ha un gran talento, bisogna che cominci a farlo fruttare».

Dove lo rivedremo?

«Allo Svizzera, poi vedremo se farà il Tour o la Vuelta. Voglio spendere due parole su Cataldo, che con Soler era stato anche a Sierra Nevada. Si erano preparati insieme, credevano molto in questo Giro. E Dario si conferma un ottimo corridore e un grande professionista».

Cosa manca alla Movistar rispetto a qualche anno fa?

«Un ricambio generazionale, che più in generale secondo me manca proprio alla Spagna intesa come movimento ciclistico. Sai, invecchia anche Valverde e quindi bisogna muoversi di conseguenza. Con un paio di ingaggi giusti, la situazione potrebbe rapidamente svoltare in nostro favore».

Sei soddisfatto del vostro Giro?

«Del piglio sì, dopo il ritiro di Soler siamo sempre andati in fuga, ai miei non posso chiedere di più. Dei risultati invece no, eravamo venuti con altre ambizioni e rischiamo di concludere la corsa a mani vuote».