A giudicare come sono andate le cose nella tappa di oggi, è facile intuire come Egan Bernal sia il padrone assoluto del Giro d’Italia fino a questo momento. Sullo sterrato di Montalcino il colombiano della Ineos-Grenadiers ha messo in mostra tutte le sue capacità, pedalando quasi con facilità e incrementando al traguardo il vantaggio sugli avversari in classifica generale.
Se prima parlavamo di Evenepoel e Ciccone come i rivali principali di Bernal nella lotta alla maglia rosa, ora la situazione è cambiata. Sì, perché con la crisi del belga e il cedimento dell’abruzzese, il corridore più vicino al colombiano è Aleksandr Vlasov, russo dell’Astana-Premier Tech che oggi ha lasciato per strada solamente 21 secondi.
Bernal tuttavia predica calma. Non si fa prendere dall’entusiasmo di essere in vetta e aver dato una bella batosta a tutti gli altri. Sa che il Giro è molto lungo e saranno solamente le grandi montagne a decretare il vincitore di questa edizione della corsa rosa.
«Eravamo partiti stamattina con l’unico obiettivo di salvarci. La tappa prometteva grandi movimenti e non bisognava assolutamente farsi trovare nelle retrovie perché i rischi di saltare erano tanti. Quando abbiamo visto Evenepoel in difficoltà allora abbiamo cambiato modo di correre. Ci siamo messi davanti e prima con Ganna, poi con Narvaez e Moscon, abbiamo fatto un bel buco. Sto correndo bene e sono molto fiducioso, ma mancano ancora dieci tappe a Milano, alcune delle quali davvero impegnative. Non è il momento di festeggiare».














