Aru ancora staccato: che succede? C’è da preoccuparsi?

Fabio Aru in attesa del via della tappa Foto A.S.O./Fabien Boukla

Anno nuovo, vita nuova. Ci sperava Fabio Aru. Dapprima il passaggio alla Qhubeka Assos, per provare a ripartire dopo la fallimentare esperienza con la UAE Emirates. Poi la parentesi nel ciclocross per ritrovare condizione ed entusiasmo. Sembrava l’inizio di un rapido ritorno ai vertici. In realtà, la strada del Cavaliere dei quattro mori è ancora lunga e in salita. E purtroppo non sembra somigliare alle asperità le cui pendenze esaltano i suoi scatti.

Ritardo

Il Giro dei Paesi Baschi è risultato finora alquanto indicativo. Nella prima tappa Fabio ha incassato un ritardo di circa 1’31” da Primoz Roglic su 13,9 km. Un’enormità, anche tenendo conto che la cronometro non è il suo terreno preferito. L’alibi non regge anche perché le due frazioni seguenti erano mosse e adatte a chi apprezza la salita, ma nemmeno sulle rampe spagnole si è visto Aru, staccato dal gruppo dei protagonisti. Insomma un passo indietro piuttosto netto.

Tendenza

Purtroppo, poi, non è la prima gara in cui Fabio non ha brillato in questo 2021. Né il Tour de la Provence, né al Tour du Var hanno visto il sardo classe 1990 nelle posizioni di vertice. Nemmeno il Mont Ventoux, che ricordava i suoi Tour de France vissuti da protagonista, lo ha in qualche modo aiutato. Senza lampi anche la sua prova alla Parigi-Nizza. Insomma, un trend preoccupante, specialmente considerando le premesse invernali, che volevano un Aru nuovamente felice e pronto a tornare grande. La domanda è legittima: Fabio, che succede? Il ritorno agli assalti all’arma bianca è solo posticipato?