AMARCORD/18 Amstel, Freccia, Liegi: nel 2011 il tris epocale del marziano Gilbert

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Che avesse talento purissimo e tempra da cacciatore di classiche lo aveva già dimostrato nelle stagioni precedenti. In quella primavera del 2011, però, Philippe Gilbert andò oltre se stesso, portando a termine una campagna del Nord da leggenda. 

All’epoca ventottenne, il belga aveva già centrato due Giri di Lombardia, due Parigi-Tours e un’Amstel Gold Race. I suoi sogni però convergevano verso la Liegi, che per un vallone come lui rappresentava il traguardo della carriera. 

E dunque, eccoci all’anno di grazia 2011. Gilbert, con la maglia bianco-rossa dell’Omega Pharma, vince subito la Strade Bianche e perde la Sanremo per un nonnulla, terzo in volata dietro a Goss e Cancellara. Poi, il Nord: al Fiandre deve accontentarsi del nono posto, alla Roubaix non partecipa. Ma la festa sta per cominciare, perché arrivano le classiche delle Ardenne, il suo cibo dell’anima.

Amstel Gold Race, spettacolo sul Cauberg

L’antipasto è la Freccia del Brabante, vinta in uno sprint a due con il connazionale Leukemans. Quattro giorni dopo, il 17 aprile, c’è l’Amstel Gold Race: Gilbert, trionfatore l’anno prima, è marcatissimo. A dieci dalla fine va via Andy Schleck, e sembra potercela fare, a dispetto dell’inseguimento in fila indiana di dodici uomini affamati. La corsa però finisce con l’aspra impennata del Cauberg, sulla quale “Purito” Rodriguez cambia passo.

Sulla ruota dello spagnolo salta subito Gilbert, con naturalezza sublime. Si gira un paio di volte, misurando gli avversari che arrancano. Sa di avere una marcia in più rispetto a Rodriguez ma gli resta a ruota, calcolando tempi e spazi. 

Ai 500 metri Purito passa in tromba Schleck, che si accascia penosamente. Gilbert, con un rapporto insostenibile, supera a sua volta lo spagnolo e gli nega anche la scia, vincendo per distacco. 

Sul Muro di Huy un occhio a Contador, poi l’attacco

Tre giorni dopo si corre la Freccia Vallone. Il belga è lì più che altro per mantenere la gamba tonica, nella sua testa c’è la Liegi. Ma la condizione è talmente felice che nel finale si trova nelle posizioni di avanguardia, quasi per inerzia. Il Muro di Huy, con le sue pendenze assassine, non può che chiamarlo all’azione: a 300 metri dal traguardo dà un’occhiata agli avversari, specie a Contador in difficoltà, poi apre il gas e va via.

Sembra troppo presto, il Muro di solito punisce gli audaci. Non questa volta, però: Gilbert è una sagoma sempre più lontana, lo rivedono solo dopo la linea bianca. Ancora secondo Rodriguez, che ha scelto l’anno sbagliato per andare forte nelle Ardenne (ma si rifarà dodici mesi dopo, proprio alla Freccia).

Philippe Gilbert taglia il traguardo della Liegi-Bastogne-Liegi davanti ai fratelli Schleck. Il fantastico tris sulle Ardenne è servito. (Photo: Yuzuru SUNADA)

Liegi, sfida finale ai fratelli Schleck

Ventiquattro aprile, finalmente la Liegi. Sulla Côte de la Roche-aux-faucons, poco più di 20 chilometri al traguardo, si muove Andy Schleck, seguito dal fratello e compagno di squadra Frank. Gilbert è lì davanti e non fa fatica ad aggregarsi. I tre raccolgono e lasciano per strada alcuni fuggitivi ormai esausti.

I due fratelli si alternano al comando, ma sulla salita di Saint-Nicolas Gilbert cambia ritmo e li mette sulla graticola. Frank resiste, Andy si stacca ma rientra in discesa. In teoria sono due contro uno, sull’erta finale finale verso Ans ci si aspetta un’azione combinata, invece niente. La verità è che sono ormai al gancio, tanto che all’uscita dell’ultima curva il belga accelera di nuovo e li batte senza penare.

Amstel, Freccia e Liegi in sequenza: solo Davide Rebellin, prima di lui, era riuscito a centrare la tripletta delle Ardenne, nel 2004. Gilbert, per la verità, ha fatto anche di meglio, aggiungendo alla collezione la Freccia del Brabante. Più che un tris, quindi, ha calato un poker insuperabile.