Dalla schiacciante vittoria al San Vendemiano del 20 settembre all’ultimo posto alla Freccia del Brabante del 7 ottobre: per Antonio Tiberi la situazione si è capovolta, ma nella classica belga non rappresentava la Colpack, bensì la Trek-Segafredo. Si trattava, infatti, della sua prima uscita con la formazione che lo accoglierà tra i professionisti a partire dal 2021.
Antonio, che giornata è stata?
«Per me indimenticabile, si capisce: ero il più giovane tra i partecipanti, in corsa c’erano fuoriclasse come Alaphilippe e van der Poel e ho anche provato ad andare in fuga, seppur non mi sia riuscito. E poi la divisa e la bicicletta erano nuove: cosa potevo chiedere di più?»
La corsa come si è sviluppata? Il vostro capitano, Theuns, è arrivato 42°.
«La partenza è stata velocissima, come dicevo prima ero anche riuscito ad avvantaggiarmi, ma poi il gruppo è rinvenuto. Ho perso contatto dal plotone quando è stata riassorbita la fuga. Per diversi chilometri sono rimasto ultimo, irrimediabilmente staccato e da solo. Se ho pensato di mollare? No, mai, per una questione di rispetto nei confronti della squadra e di orgoglio personale. Un ciclista deve saper stringere i denti».
Tra poche settimane sarai ufficialmente un professionista: ti senti pronto? In fondo hai soltanto 19 anni, non scordiamocelo.
«Dipende dal contesto: le classiche del Nord sono difficili per tutti, è normale che abbia incontrato diverse difficoltà; su altri terreni, invece, mi sento molto più a mio agio: penso alle cronometro. Questa stagione tra gli Under 23 mi è servita tantissimo, sono cresciuto ulteriormente: più passano i chilometri e più sto meglio. Se tutto va come deve andare, dovrei debuttare al Tour Down Under. Non vedo l’ora».













