Bernal e Roglic si studiano ma Pogacar che cosa aspetta ad attaccarli?

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Bernal, Roglic e Pogacar, i tre uomini più attesi di questo Tour de France 2020. (foto: A.S.O./Alex Broadway)
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Prima settimana di Tour de France e attendismo totale tra i favoriti della classifica generale. Su tutti, tra il colombiano Egan Bermal e lo sloveno Primoz Roglic accreditati dai più come i grandi pretendenti alla vittoria finale.

Ma perché questo avvio di Tour così bloccato? Perché tutto questo studio e tutto questo soporifero attendismo tra il vincitore della scorsa maglia gialla e il conquistatore della scorsa Vuelta? E ancora, perché, oltre a loro, anche gli altri leader delle varie squadre (leggi soprattutto Pogacar, Landa e Porte) non hanno ancora dato alcun segnale preferendo restare, piuttosto, nella pancia del gruppo?

Proviamo a fare chiarezza. Bernal soffre di un fastidioso mal di schiena e per questo non si sente ancora nella condizione per dettare la sua legge. Roglic, da parte sua, vittima di una brutta caduta al Delfinato, sebbene si senta ogni giorno più forte non ha raggiunto ancora quella piena convinzione (nonostante abbia dalla sua una squadra devastante) che gli dia la forza e il coraggio per lanciare il guanto di sfida. In più, ma questo vale per tutti, non dimentichiamoci il forzato lockdown e i tanti mesi senza corse che rendono tutto più complicato. I corridori infatti ancora non si “conoscono” pienamente e attaccare troppo presto potrebbe essere un rischio troppo elevato nell’economia di una sfida lunga tre settimane.

A questo punto però la vera domanda che è giusto porsi è un’altra ed è questa: perché uno come Pogacar (già in ottima condizione) non ne approfitta “stanando” sia il sofferente Bernal che l’insicuro Roglic? Infiammare la corsa, attaccare per vedere l’effetto che fa e soprattutto per obbligare Bernal e Roglic a rivelare la loro condizione potrebbe essere una mossa rischiosa sì, ma anche tremendamente vantaggiosa.

Staccarli e guadagnare terreno, infatti, vorrebbe dire tanto, tantissimo e non solo a livello psicologico. Restare in attesa, cadere nella trappola attendista del capitano della Ineos-Granadier e di quello della Jumbo-Visma (che preferiscono ancora rinviare il duello a giorni migliori) invece, potrebbe essere un grave errore. Perché in un grande Giro sai come stai oggi ma non sai come starai domani. E se oggi stai bene e gli altri meno, non puoi permetterti il lusso di non crederci e di non provarci. Costi quel che costi.