
Da Girardengo a Binda, poi Bartali, Coppi e Magni, per proseguire con Adorni, Gimondi, Moser, Saronni, Bugno, Bettini. Fino ad arrivare a Nibali: l’albo d’oro del Campionato Italiano, che domenica celebrerà la sua edizione 2020, condensa la grande storia del ciclismo nazionale. Pochissimi grandi campioni non hanno mai messo la maglia tricolore. Tra questi, viene in mente soprattutto Marco Pantani, che non è mai salito nemmeno sul podio.
Sulle strade del campionato nazionale, che spesso in passato è stato organizzato in prove multiple, si sono così consumate le più aspre e popolari rivalità. A partire dai pionieri: Costante Girardengo, il primo ad essere chiamato Campionissimo, legò gran parte della sua carriera al titolo italiano, che conquistò per nove volte (nessuno ha mai fatto altrettanto). Cominciò nel 1913 e continuò dopo la guerra, arrivando primo fino al 1925.
L’anno successivo, benché già trentatreenne, partì sparato, vinse tre delle quattro prove, ma al Giro di Toscana il destino gli presentò il conto. Sulla salita della Futa un giovane Alfredo Binda, 24 anni, dimostrò di avere ormai una marcia in più. Girardengo arrivò al traguardo con un fardello di sette minuti e cominciò a sfilare quella maglia tricolore che lo fasciava da 12 anni, guerra compresa. Binda vinse anche le successive tre prove e fu campione italiano, il “Gira” si ritrovò in un amen sul viale del tramonto.
Coppi scappò sul “suo” Abetone, Bartali lo prese e lo staccò
Ci fu però chi riuscì a vincere il Campionato Italiano a 38 anni compiuti, un exploit mai eguagliato. E non poteva che essere Gino Bartali: già tre volte era stato campione nazionale, ma la vittoria del 1952 ebbe un sapore leggendario. Anche quell’anno il titolo era assegnato in prova multipla e il 1° maggio si corse il Giro dell’Emilia. Parliamo del 1952, l’anno in cui Fausto Coppi vinse Giro e Tour, mentre Gino sembrava comprensibilmente in declino.
Sull’Abetone, i due giganti sono insieme, poi Bartali fora e Fausto va via. Proprio sull’Abetone, dove dodici anni prima un ventenne Coppi aveva battuto quello che allora era il suo capitano, decollando verso la gloria. Il pensiero che tutto si ripeta su quella dannata vetta appenninica moltiplica le forze di Bartali, che rimonta in bici e prima di scollinare prende Coppi e tutti gli altri, e li stacca.

Verso l’arrivo di Bologna, il vecchio campione però ragiona: manca troppo per andare da solo. Si rilassa, mangia e aspetta l’arrivo di Coppi e Minardi, arrivando con loro all’epilogo in volata. Si può pensare che un atleta trentottenne (di allora!) dopo un gioco al massacro durato 300 chilometri possa avere logici problemi di tenuta. Ma Bartali non è uno normale: parte e stronca subito Coppi, Minardi tenta di restargli a ruota ma cede anche lui. La gente impazzisce per l’impresa. A settembre, dopo essere arrivato quarto al Tour, Gino vincerà anche a Reggio Calabria e sarà per la quarta volta campione italiano.
La provocazione di Saronni: e Moser avvampò di rabbia
Non meno aspra fu la rivalità tra Francesco Moser e Beppe Saronni, che proprio in un campionato italiano diedero vita a uno dei loro conflitti più aspri. Edizione 1981, si correva sulle colline parmensi. Era il periodo in cui i due se ne dicevano e facevano di tutti i colori. La stampa li criticava, per motivi “etici”, ma scriveva fiumi di articoli attorno a una “faida” che rapiva l’interesse di milioni di tifosi.
Alla vigilia, ricorda Beppe Conti nel suo libro “Moser Saronni, duello infinito”, si innesca la miccia. «Moser non mi preoccupa», dice Saronni, favoritissimo e proprietario dall’anno prima della maglia tricolore. In gara, Moser manda il suo Torelli in fuga per creare subito problemi al rivale. Poi, in un tratto di salita, a causa del salto di un rapporto è costretto a cedere qualche metro. Saronni lo supera con una manovra brusca e lo costringe a frenare. Moser, figuriamoci, non la prende affatto bene, Saronni lo brucia: «Se non sai stare più in bici vai a casa, tanto è lo stesso». Almeno così la raccontò al traguardo lo stesso Moser, che in effetti a 30 anni pareva in declino (invece riemergerà alla grande).
Il trentino a quel punto è una furia. Nell’ultima salita attacca ondeggiando sulla bici, con un rapporto da far paura. Balza su Chinetti in avanscoperta, mentre Saronni non tiene il ritmo. In volata Moser si presenta con Chinetti, Panizza e Natale e stravince.
Nessuno dei due riuscì più a vincere un Campionato Italiano. In compenso, continuarono a litigare alla grande per parecchio tempo ancora.












