Mondiali Wollongong 2022 / Il punto sull’Italia di Amadori: Milesi fin troppo generoso, deludono Marcellusi e Parisini

Amadori
Marino Amadori, commissario tecnico della nazionale
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Non è facile criticare la nazionale di Marino Amadori ai mondiali di Wollongong essenzialmente per due motivi. Il primo: non forniscono mai prove anonime, in qualche modo tentano sempre di mettersi in mostra e di lasciare una traccia sulla corsa. Il secondo: il commissario tecnico romagnolo riesce quasi sempre a tirare fuori il meglio dai corridori che ha a disposizione, chiunque essi siano.

A tal proposito, è da segnalare il malcontento della General Store riguardo l’esclusione di Francesco Busatto dai cinque corridori che oggi hanno affrontato la prova in linea dei mondiali di Wollongong. La squadra veneta ha pesantemente criticato la scelta di Amadori. Sicuramente Busatto durante l’anno si è distinto come uno dei migliori dilettanti italiani, ma gli azzurri selezionati dal cittì non erano meno validi né meno adatti al percorso australiano. Anzi, fatta eccezione per De Pretto (del 2002, coetaneo di Busatto), gli altri quattro erano più esperti.

Certo, adesso che la gara è finita si può dire e scrivere di tutto, ma sarebbe troppo facile. Non è stata una nazionale convincente, va detto. Volitiva, intraprendente, ma non all’altezza della concorrenza straniera (non di tutta, attenzione: le selezioni che tornano a casa a mani vuote sono parecchie). L’unica nota positiva è Lorenzo Milesi. Per l’ennesima volta, chi ha assistito alla gara ha avuto la sensazione che la squadra la guidasse lui, pur non essendo il corridore che doveva finalizzare in prima persona. Tuttavia, come nella cronometro, ha peccato tatticamente. Nella prova contro il tempo poteva, forse, spingere di più nel primo giro. Oggi, invece, si è lasciato sfuggire la fuga originaria e il contrattacco di Miholjevic, sprecando molte energie tentando di rientrare quando ormai era pressoché impossibile. Ma il corridore c’è, non si discute.

A mancare maggiormente sono stati i due capitani, ovvero Marcellusi e Buratti. Il romano della Bardiani si è visto soltanto saltuariamente, scomparendo quando i grossi calibri hanno alzato il ritmo. Una giornataccia dalla quale lui stesso è rimasto deluso. Con molta onestà, si è bocciato. Più sostanziosa la prova di Buratti, il quale ad un certo punto si era ritrovato insieme a Milesi in un drappello interessante. Ma poi, una volta riassorbito dagli inseguitori, anche lui non ha saputo reagire. Secondo Amadori, le energie che gli sono mancate nel finale le ha dovute sprecare nell’inseguimento durato quasi un giro dopo un incidente meccanico. Peccato. Il percorso era adatto alle sue caratteristiche e lui sta vivendo il miglior momento della carriera. Alla fine chiude 23°, primo azzurro all’arrivo. Ma rimane l’amaro in bocca per quello che sarebbe potuto essere e invece non è stato.

De Pretto, bronzo agli europei, sperava forse in un ruolo diverso: più al coperto nella prima parte di gara per emergere nella seconda. Invece, dopo Milesi, è l’azzurro che si è visto di più. Non ha dato l’impressione di star bene come il passista della Dsm, ma in compenso ha trascorso diverse decine di chilometri in testa al gruppo rispondendo bene alle sollecitazioni delle altre nazionali. Inevitabilmente ha pagato il cambio di ritmo, ma la sua prova rimane sufficiente. Deludente, invece, quella di Parisini, la nostra freccia in caso di arrivo a ranghi più o meno compatti. Purtroppo non si è mai visto.

Amadori né i corridori meritano un processo. Complessivamente giudichiamo la loro prova insufficiente, ma non disastrosa. Il maltempo ha notevolmente influenzato l’esito della prova, non a caso parecchi favoriti della vigilia hanno deluso (e dei nostri si è esaltato Milesi, abituato a correre nel Nord Europa). Di nuovo peccato, perché nel gruppo degli inseguitori che si è giocato il bronzo e i piazzamenti più prestigiosi c’erano diversi corridori ampiamente alla portata degli azzurri.