GIRO D’ITALIA / Le pagelle: De Marchi, troppo bello per avere un voto. Perché Ganna gregario? Bernal da 8, Nibali da 6

Alessandro De Marchi festeggia la conquista della maglia rosa (Foto LaPresse)
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Il primo arrivo in salita ci dà risposte a molte domande. A parte il tourbillon emotivo che passa la maglia rosa dalle spalle di Pippo Ganna a quelle di Alessandro De Marchi, la tappa di Sestola ci dice che Bernal sembra decisamente in palla, che Landa ha una squadra con i fiocchi di cui pare essere il capitano, e che in casa Deceuninck-QuickStep non ci sarà bisogno di decidere su chi puntare: come si dice, ha già deciso la strada. Cos’altro? Nibali ha ceduto proprio nel finale ma è riuscito a contenere i danni. E poi tante altre cose, ma queste sono soltanto pagelle, ci vorrebbe la divina commedia per darvi conto proprio di tutto.

La maglia rosa 10

C’è poco da fare: per noi italiani è qualcosa di magico, il sogno di ogni bambino che comincia ad andare in bicicletta, il punto più alto di una carriera, la realtà che supera la fantasia. E allora ci fa male vedere Ganna con quella bella maglia rosa che tira tutto il gruppo tutto il giorno come un animale e poi va ovviamente in difficoltà sul muro dei matti e molla definitivamente a 22 chilometri dal traguardo. Lo sappiamo, ce l’aveva detto. Ma non fa meno male. E’ vero, lui al Giro ha altri compiti, Ineos ha altri capitani, ma c’era proprio bisogno di fargli fare il gregario, lui con quelle spalle enormi che svettano in mezzo al gruppo? Va detto che Pippo lo ha fatto da grandissimo. Ma il suo talento meriterebbe miglior riuscita. Per fortuna, la maglia rosa che lui lascia va a finire sulle spalle di un uomo speciale, che la merita da tempo. E allora le uniche lacrime sono di commozione.

Alessandro De Marchi sv

Quello che fa, quello che dice, come lo fa, come lo dice: tutto questo è troppo per un voto da 1 a 10. E’ il premio a un viaggio meraviglioso che Dema ha fatto con tutti noi in questi undici anni di professionismo. Ha cominciato che aveva 7 anni, fra poco ne farà 35, ma quello che conta è tutto quello che c’è in mezzo, «tantissimi attacchi, tantissimi tentativi, la maggior parte andati male», lui lo riassume così. Ma è proprio questo che ci piace: perché provarci sempre e riuscirci solo ogni tanto è la sintesi della vita di ognuno di noi. Quelli che hanno un talento superiore e vincono facile sono le eccezioni. Quelli come Dema sono la meraviglia. Come ha detto sul traguardo, mangiato dall’emozione, «la vecchia regola funziona sempre: non mollare mai».

Egan Bernal 8

Se ne dicevano tante sul suo conto, c’era una discreta dose di mistero e di incertezza sulle sue condizioni fisiche. Invece, appena la strada sale il colombiano fa quello che deve fare. E’ la Ineos che non ci convince, ma questo l’abbiamo già detto e ridetto.

Filippo Fiorelli 8

Va bene che si passa da casa Bardiani, ma che cosa ci fa un velocista terzo sul primo arrivo in salita del Giro? Ci fa che questo siciliano è davvero bravo.

Remco Evenepoel 6+

Il crollo di Almeida decide la tattica di squadra. Remco tiene in salita, dà qualche pensiero in discesa, e soprattutto preoccupano le sue occhiaie pronunciate: mancato sonno o preoccupazioni? A Sestola arriva col gruppetto Bardet, perde 11 secondi. Certo, in classifica c’è: soltanto Vlasov è messo meglio di lui fra i grandi, e soltanto per 4 secondi. Lo rivedremo e capiremo.

Mikel Landa 7+

Dice senza giri di parole che si sarebbe aspettato di più dai suoi rivali. «Mi ha colpito soprattutto Yates, era stravolto». Il basco ha una grande squadra, con un super Caruso (voto 8), se poi si preoccuperà di guardare di più in casa sua capiremo se saprà essere finalmente l’uomo giusto.

Giulio Ciccone 7

Quando si arriva a Sestola lui c’è: scatta, si fa raggiungere da Landa, Bernal, Vlasov e Carthy. Guadagna 54 posizioni, ora è diciottesimo in classifica a poco meno di due minuti da De Marchi. Con Mollema che perde più di dieci minuti, tanto gli basta per diventare la prima carta della Trek in classifica.

Vincenzo Nibali 6

Siamo pronti a ricevere i soliti insulti dal partito anti-Nibali, perché in Italia siamo tutti tifosi purché contro: le grandi vittorie di Vincenzo non hanno mai suscitato le stesse passioni che accendono i suoi momenti no. Ma che si staccasse su una prima salita corta ed esplosiva come questa a meno di un mese dalla frattura al radio era prevedibile: lui lo fa soltanto alla fine, e paga 34 secondi da Bernal. Non è la fine del mondo.

Joao Almeida 4

Anzi: 4 minuti e 14 secondi: il distacco che il re delle prime due settimane del Giro 2020 prende dagli altri big in poco meno di cinque chilometri. Risolve così il problema delle gerarchie interne alla Deceuninck: adesso si punta tutto su Remco.

Valerio Piva 10

Il video dell’arrivo della terza tappa dall’ammiraglia della Intermarché-Wanty-Gobert Matériaux è semplicemente strepitoso: nel misto di inglese, francese, fiammingo e italiano con il quale Valerio Piva ha caricato van der Hoorn nel finale, spicca un informale «porco cane» che i media belgi studieranno a lungo, un po’ come il «daje» di Mourinho.