
Al via del Giro Next Gen, che scatterà domenica a Reggio Calabria, ci sarà anche Stefano Viezzi: il friulano, però, non vestirà la maglia della sua squadra (la Alpecin-Premier Tech Development, che non sarà al via) ma quella della nazionale italiana, agli ordini di Marino Amadori. A proporgli l’idea di vestire la maglia azzurra, racconta Viezzi, è stato Daniele Pontoni, cittì della nazionale di ciclocross, disciplina in cui il classe 2006 eccelle ed è stato campione del mondo juniores nel 2024.
«Il primo a parlarmi di questa opportunità è stato Pontoni, poi naturalmente mi sono confrontato con Amadori e con la squadra. Sono entusiasta all’idea di partecipare al Giro, soprattutto perché sarà probabilmente la mia unica occasione di correre in Italia quest’anno, a parte il campionato nazionale».
Con quale ruolo sarai al via?
«Questo dobbiamo ancora definirlo, così come devo ancora conoscere meglio i miei compagni di squadra (Basso, Fraticelli, Gialli, Rossi e Volpato, ndr). Sicuramente la forma è buona e mi sento pronto, ma sono consapevole che il livello sarà altissimo. Studiando il percorso, ho cerchiato in rosso soprattutto quelle 2-3 tappe incerte, non da velocisti puri né da scalatori: sono le più adatte alle mie caratteristiche».
Cosa hai capito, in questo anno e mezzo da Under 23, sulle tue caratteristiche?
«All’inizio ho sentito il salto di categoria dagli juniores, ma quest’anno mi sento molto più preparato. Sono migliorato soprattutto sulla distanza: riesco ad arrivare fresco anche alla fine delle gare lunghe, mentre l’anno scorso questa resistenza mi mancava. Invece, devo ancora crescere nella lotta per le posizioni in gruppo: muovermi negli ultimi chilometri, soprattutto quando magari c’è uno strappetto nel finale, mi risulta ancora un po’ difficile».

Quest’anno hai affrontato un calendario di alto livello: di quale risultato sei più soddisfatto?
«Se parliamo di risultati, direi il decimo posto alla In Flanders Fields Under 23 (la ex Gand-Wevelgem, ndr); ma la gara che mi è piaciuta di più è stata la Roubaix Espoirs. C’era un’atmosfera bellissima: visto che di lì a poche ore sarebbero passati anche i professionisti, a bordo strada c’era già tantissimo pubblico. Una foratura nel momento sbagliato mi ha impedito di andare oltre il quindicesimo posto, ma mi sono divertito tanto e mi piacerebbe tornarci da professionista».
Dopo il Giro, come proseguirà il tuo calendario?
«Correrò il campionato italiano su strada e quello gravel, poi il Tour de l’Avenir con la squadra. Dopo l’Avenir, il programma sarà incentrato soprattutto sul ciclocross».
Una disciplina in cui hai sempre ottenuto ottimi risultati.
«E che infatti non ho intenzione di abbandonare: la squadra mi dà l’opportunità di continuare sia con il cross che con la strada, per cui direi che sono nell’ambiente giusto. Nelle categorie minori correvo con due squadre diverse, una per il cross e una per la strada, e a volte c’erano problemi perché ognuna mi voleva per sé: qui invece c’è grande armonia tra le due discipline, come testimonia l’esempio di Van der Poel».

Hai conosciuto Mathieu?
«Ci siamo incontrati solo una volta, in realtà. Ho legato soprattutto con i miei compagni belgi e olandesi della Devo: il fiammingo per me è difficile, quindi parliamo in inglese».
Quali sono i tuoi prossimi obiettivi nel cross?
«Penso ovviamente al mondiale, all’europeo e al campionato italiano Under 23, ma sarà importante anche confrontarmi con i professionisti nelle gare in Belgio».
Su strada, invece, quali saranno i prossimi passi?
«Di solito la squadra propone per i corridori della Devo un approccio graduale, per cui magari dall’anno prossimo comincerò a correre qualche gara con i professionisti. L’importante, sia su strada che nel cross, è continuare a crescere: questo Giro Next Gen sarà un bel banco di prova».











