Dumoulin: «Non avevo più il controllo della mia vita, i ciclisti eseguono solo gli ordini»

Dumoulin
Foto d'archivio di Tom Dumoulin al Giro d'Italia 2022 con la maglia della Jumbo-Visma.
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In una lunga intervista a El Tiempo, l’ex campione del mondo a cronometro e vincitore del Giro d’Italia 2017, Tom Dumoulin, ha spiegato le ragioni del suo ritiro anticipato, dipingendo un ritratto sincero delle pressioni del ciclismo moderno.

«Negli ultimi anni della mia carriera faticavo con la pressione, i viaggi, l’organizzazione. Non avevo più il controllo della mia carriera – ha raccontato l’olandese – Il mio team, gli sponsor, i media, i tifosi: tutti volevano qualcosa da me, ma nessuno mi chiedeva cosa volessi io… Sentivo che non stavo più vivendo il mio sogno. Non mi sentivo più il capo della mia carriera».

Questa perdita di autonomia, unita a un esaurimento mentale, lo ha portato alla decisione di fermarsi. «Mi sentivo mentalmente esausto. La pressione, sia esterna sia interna, richiedeva molta energia mentale». Nonostante un finale amaro, Dumoulin non prova rimpianti: «Sono felice di ciò che ho ottenuto, ho molti bei ricordi… Ho avuto una carriera fantastica, di cui sono orgoglioso».

Guardando al presente, Dumoulin riconosce un evoluto, ma più standardizzato, panorama sportivo. «È cambiato molto, soprattutto nei progressi tecnologici… Ora è tutto più serio e strutturato. Il livello è molto più alto di quando correvo io».

Tuttavia, lancia una riflessione critica: «Penso che il ciclismo moderno stia diventando uno sport in cui i corridori seguono ordini, nel quale libertà e autonomia si stanno perdendo». La sfida, secondo lui, è «vedere ogni corridore come un individuo», trovando un equilibrio tra scienza e personalità.

Su Tadej Pogacar, Dumoulin esprime ammirazione senza riserve: «In questo momento è invincibile… forse il migliore della storia, ma bisogna essere onesti, le corse sono noiose: mancano 18 km e lui è già solo. Non c’è tensione fino al finale».