
Una delle addette ai lavori più attente quando è stato svelato il percorso del Giro d’Italia Women 2026 è stata Giada Borgato, ex campionessa italiana e ormai voce tecnica fissa dei canali Rai. A detta della veneta, le nove tappe della prossima edizione daranno vita ad una battaglia più dura di quella vissuta nell’ultima. Il faro rimane Elisa Longo Borghini, vincitrice uscente e anche lei presente a Roma, all’Auditorium Parco della Musica, dove l’evento ha avuto luogo.
Giada, le montagne non mancano.
«È vero. Sinceramente sono rimasta colpita dalla durezza del tracciato, più impegnativo di quello di quest’anno. Ci sono diverse frazioni in cui possono muoversi le acque, non soltanto quelle altimetricamente più esigenti».
A quale pensi?
«Interessante la tappa di Santo Stefano di Cadore, circa 3.500 metri di dislivello in 138 chilometri. E poi sono molto curiosa di capire quali effetti sortirà la cronoscalata del Nevegal. Era da qualche anno che un esercizio del genere mancava e se non ricordo male l’ultima volta andarono fuori tempo massimo diverse atlete, a partire ovviamente dalle più veloci. Quella frazione non dovrà sottovalutarla nessuno, non potrà prenderla alla leggera nemmeno chi non ha ambizioni di classifica».
Tuttavia, è difficile pensare ad uno scenario diverso da una resa dei conti sul Colle delle Finestre.
«Sono d’accordo. Per quanto sia complessivamente esigente, il Giro d’Italia Women 2026 vivrà il suo momento topico nell’ottava e penultima frazione, quella che prevede l’arrivo a Sestriere e soprattutto la scalata al Colle delle Finestre, una salita lunga e dura in cui può accadere di tutto».
È un percorso adatto ad Elisa Longo Borghini?
«Io credo di sì, l’ho vista ingolosita e stimolata dalla sfida che si prospetta all’orizzonte. Tra l’altro lei stessa ha ammesso di conoscere bene il Colle delle Finestre per averlo affrontato più volte nei vari ritiri svolti. Il Giro, poi, termina nel suo Piemonte, un incentivo in più per esserci e per provare nuovamente a vincerlo. Vedendo il percorso ha detto di dover limare ancora il suo peso, ma sinceramente l’ho trovata già piuttosto in forma».
C’è un’altra scalatrice italiana da cui ti aspetti un bel risultato?
«Mi viene in mente Barbara Malcotti. Ottava al Giro e tredicesima al Tour, quest’anno ha dimostrato di essere adatta alle gare a tappe e ai percorsi più duri. A febbraio compirà ventisei anni e con una stagione in più nelle gambe e nella testa può solo fare meglio».












