Giro d’Italia 2026, Simon Yates: «Percorso più bilanciato dell’ultimo. Io e Vingegaard al via? Vediamo…»

Yates
Simon Yates con il Trofeo Senza Fine alla presentazione del Giro d’Italia 2026 (credit: LaPresse).
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Sul palco dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma, a prendersi gli applausi è stato tra gli altri Simon Yates, vincitore del Giro d’Italia 2025 con un clamoroso ribaltone sul Colle delle Finestre, che ancora a mesi di distanza nessun tifoso ha dimenticato.

«È bellissimo essere qui», dice Simon emozionato. «Con il Giro ho una storia davvero particolare: nel 2018 ho fallito proprio all’ultimo passo, ci ho riprovato più volte ma niente, alla fine per un paio di anni ho deciso di abbandonare il Giro e concentrarmi su altre gare, ma nella mia mente c’era sempre l’idea di tornare alla Corsa Rosa per vincerla».

E oggi qual è la prima cosa che ti viene in mente ripensando a quell’impresa sul Finestre?

«Sono ancora pieno di emozioni, anche solo a ripensarci. Ho riguardato più volte quella tappa, per vedere cosa fosse davvero successo dietro, perché lì per lì sapevo solo quello che mi dicevano alla radio. Le emozioni dopo l’arrivo le avete viste tutti, e ripensarci è ancora bellissimo».

Mentre pedalavi ripensavi al 2018, o eri focalizzato solo sul finale di tappa?

«Lì per lì puntavo solo a ottenere la miglior performance possibile, e al 2018 non pensavo. Però la mattina, prima di partire, ero convinto di voler provare qualcosa: non necessariamente per vincere, ma intanto per dimostrare il mio valore. Quello che poi è successo è incredibile».

È oggi è stato presentato il percorso 2026: quali sono le prime impressioni?

«Il percorso 2025 era tutto un lento crescendo fino all’ultima settimana, mentre il Giro dell’anno prossimo mi sembra più bilanciato. Abbiamo il Blockhaus già al settimo giorno, poi la lunga cronometro che creerà grandi distacchi. Sarà interessante, ma è sicuramente un percorso più bilanciato dell’anno scorso».

Le prove contro il tempo non sono proprio il tuo forte: preferisci una sola cronometro di 40 chilometri, o due più corte?

«La lunghezza conta relativamente: è più importante quanto una crono è dura, quanto è tecnica. Guardando il percorso, la prima insidia che mi viene in mente è il vento, perché saremo sulla costa. Quindi quello della crono non è un tracciato particolarmente adatto a me, avrei preferito più salite e più settori tecnici».

Nelle ultime settimane si è parlato molto di una possibile partecipazione di Vingegaard: ti piacerebbe correre il Giro con lui?

«Tornare al Giro mi piacerebbe tantissimo, è una corsa che amo, ma stiamo ancora discutendo con la squadra sul calendario. Ad oggi non ho ancora una risposta precisa su chi andrà dove, ma sicuramente ci presenteremo con una squadra molto forte».