Giro d’Italia 2026, l’analisi del percorso: inizio a rilento e dubbi sulla partenza bulgara

Il gruppo del Giro d'Italia (foto: LaPresse)
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È stato da pochissimo svelato il Giro d’Italia 2026 con la storica partenza dalla Bulgaria che ha fatto storcere il naso ai puristi del ciclismo. Dobbiamo dirlo, le tre tappe fuori dai nostri confini non sembrano sulla carta così divertenti e il rischio di “flop” è davvero alto. Dopo lo scarso appeal del 2025 in Albania, Rcs Sport non può permettersi di sbagliare.

La volata a Burgas nella prima tappa con partenza da Nessebar non stuzzica. Forse sarebbe stato meglio iniziare dalla capitale Sofia che avrebbe potuto attirare molto più pubblico invece della molto meno nota località sul Mar Nero. Proprio l’arrivo di Sofia con un Gpm posto a tanti chilometri dal traguardo non sembra neppure così spettacolare. Si “salva” la seconda frazione con la saltella di Lyaskovets ai meno nove dall’arrivo di Veliko Tarnovo che può regalare un piccolo scossone.

Rientro in Italia, più precisamente in Calabria con la Catanzaro-Cosenza, anche questa con un Gran Premio della Montagna a metà tappa che però non sembra poter insidiare velocisti e tanto meno gli uomini di classifica. Giornata adatta alle fughe, invece, quella successiva da Praia a Mare a Cosenza. Partenza a rilento per i big della generale che dovranno lasciare spazio ai corridori più veloci anche nella sesta tappa con traguardo a Napoli.

Finalmente potremmo vivere una prima emozione nella settima giornata di gara. Certo, raramente gli Appennini creano grandi distacchi, ma la salita del Blockhaus è vera e le pendenze fanno davvero male, soprattutto a chi non si presenterà al via del Giro d’Italia 2026 con grandissime gambe. E occhio all’ottava tappa, quella dei muri marchigiani, perché rischia di essere la più interessante per distacco nella prima metà di corsa rosa. I muri di Capodarco e di Fermo non possono e non devono essere sottovalutati.

Il “trittico” impegnativo terminerà con l’interessante Cervia-Corno alle Scale, un altro bell’arrivo in salita con Gran Premio della Montagna di prima categoria che potrebbe creare qualche difficoltà. Il Giro sarà ancora molto lungo, ma potremmo vedersi delineare leggermente la classifica generale dopo un avvio molto soft.

Seguirà l’unica cronometro di questa edizione della corsa, la Viareggio-Massa di 40 chilometri estremamente adatta agli specialisti delle prove contro il tempo. Basterà a convincere Remco Evenepoel a venire in Italia per dare la caccia alla maglia rosa? Secondo noi il belga rifilerà un secco “no” al Giro. Sarebbe servita un’altra crono nella terza settimana.

Giornata adatta alle fughe la numero undici da Porcari a Chiavari, mentre i velocisti torneranno protagonisti nella tappa successiva con arrivo a Novi Ligure. Di transizione anche la Alessandra-Verbania che spingerà molti a cercare punti per la maglia ciclamino. I big restano in attesa per la quattordicesima frazione da Aosta a Pila, un super tappone di montagna alpina con un totale di cinque Gpm: Saint Barthelemy, Doues, Lin Noir, Vergogne e lo stesso arrivo di Pila con una salita di quasi 20 chilometri.

La quindicesima tappa da Voghera a Milano è totalmente pianeggiante e più che per lo spettacolo, forse, serviva a far riportare la corsa rosa nel capoluogo lombardo che ha un legame indissolubile con il Giro d’Italia. Si torna subito però a salire il giorno successivo con l’arrivo di Carì.

Oggettivamente bruttine le tappe 17 e 18, con poche possibilità per gli uomini di classifica. RCS Sport ha preferito dedicare non un trittico, ma un finale con due giornate in montagna per decidere le sorti della maglia rosa. Si va prima in provincia di Belluno con la Feltre-Alleghé (Duran, Coi, Forcella Staulanza, Giau, Falzarego e Piani di Pezzé) e successivamente in Friuli con la già nota Gemona-Piancavallo. Gran finale a Roma come ormai accade da un po’.