Attila Valter: «In Visma ho imparato tutto, ma lì non avrei avuto spazio per fare quel passo in più»

Attila Valter è stato tre volte campione nazionale ungherese nella prova in linea e due a cronometro (Foto da Instagram @valterattila)
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L’apice della carriera professionistica di Attila Valter è stato probabilmente il quarto posto alle Olimpiadi di Parigi, portando davvero in alto l’Ungheria – una nazione non certo nota per il ciclismo.

Il risultato è stato dato anche e soprattutto dalle capacità costruite negli anni con la Visma|Lease a bike, con cui corre dal 2023 dopo una stagione con il CCC Team e due con la Groupama-FDJ. Le strade tra Valter e la squadra neerlandese, ora, si dividono: dal 2026 al 2028 correrà con la Bahrain Victorious.

«In breve, il motivo è che ne avevo davvero bisogno – ha detto l’ungherese riguardo il cambio squadra in un’intervista rilasciata a Eurosport Ungheria – Sento che nei tre anni trascorsi alla Visma ho imparato tutto ciò che si poteva imparare, e forse ho anche tirato fuori il massimo da quel periodo. In futuro però vorrei ottenere molto di più e correre di più per me stesso. Ho sentito che in quell’ambiente non sarei riuscito a fare questo passo avanti. Voglio continuare a crescere, quindi dall’inizio dell’anno ho iniziato a pensare che strada dovesse prendere la mia carriera. È stato difficile dire di no alla Visma, ma sento sempre più di aver preso la decisione giusta. La ragione della scelta è stata in realtà una sensazione: avevo dentro di me l’idea che avessi bisogno di un altro ambiente».

Alla domanda su cosa sentiva di voler cambiare con una nuova squadra, Attila Valter ha risposto: «La comunicazione e l’approccio: sono questi gli aspetti in cui desideravo un cambiamento e credo che siano arrivati».

Poi ha aggiunto: «Hendrik, un ragazzo belga della mia età, è diventato il mio nuovo allenatore, e abbiamo trovato subito un ottimo feeling. È da un po’ che ho ripreso a pedalare, e vedo che ha metodi molto diversi da quelli a cui ero abituato, e questo mi piace molto. Ora mi alleno un po’ come quando correvo in mountain bike. Mi tratta in modo diverso, si rapporta a me in modo diverso, ma ovviamente un allenatore quarantenne e un ragazzo poco più che ventenne comunicano in modo differente con il proprio atleta».