Tim Merlier, uno dei velocisti più forti del mondo, ha lanciato un monito chiaro sul futuro del ciclismo. Il campione belga della Soudal Quick-Step, intervistato da Domestique, ha espresso forti preoccupazioni riguardo alla tendenza dei percorsi, specialmente nei Grandi Giri, a diventare sempre più selettivi e sfavorevoli per i finisseur puri.
Il punto di partenza è stata l’analisi del Tour de France 2026, che secondo Merlier prevede solo «sei tappe per velocisti, sulla carta». «È davvero necessario?», si chiede il belga, riferendosi in particolare alla penultima tappa con il doppio passaggio all’Alpe d’Huez. «C’è una spinta generale a diminuire le tappe da volata… Non è necessario che sia tutto più duro per essere più bello».
Con una metafora efficace, Merlier spiega la peculiarità e al contempo la difficoltà del ciclismo: «Nel pugilato, i pesi leggeri non incontrano mai i massimi. Nei Grandi Giri, invece, questo succede. E questo rende il nostro sport più bello, seppur in maniera illogica». La sua paura è che questa deriva porti a un futuro in cui «solo atleti che pesano 70 chili possono pensare di avere un futuro e da cui i velocisti puri spariranno. Sarebbe molto triste».
Una conseguenza diretta di questa tendenza è la sempre minore possibilità per un velocista di vincere un Mondiale. «Temo che per me quest’occasione non ci sarà mai», ammette con rassegnazione, guardando con scetticismo anche all’edizione del 2028 ad Abu Dhabi, a causa della famosa «montagna artificiale» che, secondo lui, «ogni anno la vedo sempre più alta».









