
«Quando ho letto le parole di Amadori – racconta Mirko Rossato – non nascondo che mi sono arrabbiato. Essendo stato io il direttore sportivo di riferimento del progetto giovani lanciato dalla famiglia Reverberi ormai cinque anni fa, mi sono sentito chiamato direttamente in causa».
Rossato sta aspettando il volo che lo riporterà in Spagna, dove vive. Rientrerà in Italia tra un paio di settimane, giusto in tempo per partecipare al primo ritiro della prossima stagione che la Bardiani svolgerà nella zona di Viareggio dal 6 al 12 dicembre. Per Bruno e Roberto Reverberi, la chiusura del progetto giovani è stato un colpo basso: al dispiacere di non poter più permettere ai loro giovani professionisti una crescita graduale che prevedesse anche un’attività di alto profilo tra gli Under 23, si è aggiunta l’amarezza di aver dovuto prendere atto della norma dell’Unione Ciclistica Internazionale soltanto alcune settimane fa, senza preavviso e senza spiegazioni.
«Grazie ad una gestione accorta e intelligente, soltanto nelle ultimissime stagioni abbiamo lanciato talenti come Pellizzari, Pinarello, Scalco e Turconi», prosegue Rossato. «Non credo che qualcuno possa sostenere che la Bardiani abbia recato danno al movimento ciclistico italiano. Anche quando abbiamo corso tra gli Under 23, lo abbiamo sempre fatto con il massimo rispetto e soltanto negli appuntamenti di primo piano. Eravamo sì la squadra di riferimento, ma alla pari con gli altri vivai presenti».
«Non siamo andati a fare razzie, non cercavamo risultati facili per racimolare punti. Se ci fosse interessato solo e soltanto il risultato fine a se stesso, Pinarello quest’anno lo avremmo mandato al Giro Next Gen, e invece abbiamo preferito farlo debuttare alla corsa rosa dei professionisti. Leggere le dichiarazioni di Amadori mi è dispiaciuto anche perché, e lo dico con il massimo rispetto per la sua figura e per la sua storia, non si è fatto problemi a convocare Pellizzari quando gli faceva comodo e quando i regolamenti glielo permettevano».

Secondo Rossato, la norma dell’Unione Ciclistica Internazionale va a colpire soprattutto le Professional italiane. Anche la Mbh Bank avrebbe voluto permettere ai suoi elementi più giovani una valida alternanza tra gare professionistiche e gare giovanili, e invece non potrà. E sempre secondo Rossato, a guadagnarci saranno i vivai più importanti, che finiranno così per accaparrarsi anche quei talenti italiani che fino a quest’anno convergevano nell’organico della Bardiani.
«Io vorrei che qualcuno mi spiegasse perché un atleta di una development può correre praticamente ovunque, da una gara del World Tour al mondiale degli Under 23, mentre un diciannovenne che veste la nostra maglia è costretto a disputare solo e soltanto gare professionistiche. Davvero la differenza sta tutta in un contratto e in una dicitura? Nessuno sottolinea che la famiglia Reverberi, pur di svezzare certi giovani, li ha fatti passare direttamente professionisti trattandoli come tali anche da un punto di vista economico: un investimento serio, a differenza dei rimborsi che invece si limitano a distribuire nei vivai.
«Fosse per me, le squadre di sviluppo parteciperebbero soltanto alle corse Under 23 e alle .2, non a quelle professionistiche. Perché non abbiamo allestito un vivaio? Perché il budget a disposizione è limitato e se avessimo un milione da spendere per allestire un vivaio, probabilmente lo investiremmo prima nel rafforzamento della prima squadra. Come ci comporteremo con gli Under 23 ormai ingaggiati? Come abbiamo sempre fatto: facendoli crescere gradualmente, ma all’interno di un contesto esclusivamente professionistico».











