
La seconda generazione di Specialized S-Works Ares è stata presentata al pubblico durante lo scorso marzo ed è stata utilizzata durante questa stagione dalla maggior parte degli atleti professionisti dei team Soudal Quickstep e Redbull Bora Hansgrohe. Il nostro test con questa calzatura top di gamma è iniziato durante la presentazione ai media della nuova Aethos 2 e ora, dopo più di due mesi di utilizzo possiamo elencarvi caratteristiche e sensazioni.
La differenze con la prima Ares

La prima generazione di Ares era stata presentata poco più di quattro anni fa e rappresentava un modello rivoluzionario per la casa americana. In questa seconda generazione sono state abbandonate alcune caratteristiche che contraddistinguevano la prima versione, ad esempio non è più presente la “calza” interna in maglia e la forma della suola è stata notevolmente ritoccata.
Partendo dalla tomaia esterna, la nuova Ares 2 presenta una struttura esteticamente differente ma con un impiego di materiali molto simili alla prima generazione. La punta è rinforzata da un inserto esterno in TPU ed è traforata in tutta la sua interezza; anche il collo della scarpa è realizzato nello stesso materiale, abbastanza rigido ma comunque confortevole e ventilato.

Il sistema di chiusura ha abbandonato la calza in maglia e i BOA in plastica, accogliendo così una più “tradizionale” linguetta e degli eleganti rotori in alluminio. Anche la parte posteriore è stata notevolmente ritoccata poiché il tallone è sostenuto da un’importante inserto rialzato che aumenta sensibilmente la rigidità della scarpa.
Una nuova calzata
Ares è da sempre la scarpa più “avvolgente” della gamma Specialized e, anche nella sua seconda generazione, mantiene questa caratteristica. Attenzione però: sono state introdotte alcune modifiche. La prima riguarda la punta, ora più larga, che grazie alla tecnologia Body Geometry riduce del 44% la pressione sull’avampiede.

C’è poi il nuovo sistema di chiusura: è ancora più avvolgente rispetto alla “calza” della prima generazione e garantisce una calzata incredibilmente stabile. È composto da tre parti: quella esterna “abbraccia” la linguetta centrale e si unisce a quella interna, permettendo la chiusura della scarpa tramite i precisissimi rotori BOA. La ritenzione non risulta mai eccessivamente compressiva, anche se a chi proviene da calzature più larghe consigliamo un periodo di adattamento più o meno lungo.

Il contrafforte posteriore ha incredibilmente innalzato la rigidità della parte retrostante ad Ares 2. In termini di fitting, è una delle modifiche che abbiamo percepito maggiormente rispetto alla prima generazione: la presenza di un inserto così pronunciato può creare qualche difficoltà a chi è abituato a calzature meno “racing”, mentre per gli amanti dei prodotti più corsaioli può rappresentare un vero must have.
La suola in carbonio e alcune tecnologie
La suola di Ares 2 è rigidissima e si integra perfettamente con l’identità di questo modello. Ovviamente, è stata anch’essa allargata per poter permettere di ampliare l’area della punta e per aumentare l’area metatarsale; inoltre, è stata modificata anche la forma dell’arco superiore.

La presenza del Varus Wedge, un cuneo integrato di 1,5mm, aumenta la trasmissione di potenza e assicura una posizione – e un movimento – più naturale della gamba e dell’anca. Infine, anche l’arco longitudinale plantare è stato ottimizzato per mantenere una posizione più corretta del piede e per migliorare la pedalata.
Ares 2 è disponibile in ventuno taglie, dalla 36 alla 49, e quattro colorazioni. Il prezzo di listino è di 549 euro.
Tutte le informazioni su www.specialized.com








