Coppa Italia delle Regioni tra presente e futuro. Pella: «Il 2026 per la Lega è già cominciato»

Pella
Roberto Pella alla premiazione della Coppa Italia delle Regioni (foto: Lega Ciclismo Professionistico)
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Con le premiazioni finali della Coppa Italia della Regioni tenutesi a Roma lo scorso mercoledì è andata in archivio, tra gli applausi, un’edizione decisamente fortunata del grande evento ciclistico patrocinato dalla Lega. Eppure, subito dopo aver premiato i vincitori Christian Scaroni ed Elisa Longo Borghini (e tanti altri protagonisti delle varie classifiche), è già tempo di parlare del prossimo anno e di quella che sarà la prossima Coppa Italia delle Regioni…

Presidente Pella, la Lega e la Coppa Italia delle Regioni continuano a crescere e per il prossimo anno ci sono già delle belle novità, è così?

«Direi proprio di sì. Cresciamo a livello di squadra, raggiungendo obiettivi che mi rendono davvero orgoglioso. Passiamo da tre a quattro Professional, che è una crescita del 25 per cento, ma soprattutto cresciamo con otto continental che entrano nell’orbita della Lega in una collaborazione fattiva, concreta, con la Coppa Italia. Questo vuol dire riportare dodici squadre italiane a valorizzare i propri atleti, i propri sponsor, i propri interessi».

Quando è nata questa idea?

«È un progetto nato sul campo nel senso che, constatata l’importanza e la valenza delle nostre squadre continental, ho parlato con Ivan Basso (team Polti VisitMalta), con Serge Parsani (team Solution Tech) e con la famiglia Reverberi (team Vf Group-Bardiani) affinché si potesse fare qualcosa di concreto per il bene di tutti. Ebbene, in loro ho trovato, sin da subito, piena condivisione, sicché entrata anche la MBH Bank-Ballan di Antonio Bevilacqua abbiamo deciso di partire dando il via ad un’avventura estremante stimolante che rappresenta un bellissimo esempio di come sia importante giocare di squadra: una squadra unita e coesa capace di creare una forza unica tra Lega, team Professional, team continental e singoli organizzatori. Piuttosto, la sa una cosa?».

Quale?

«La lega con il suo operato sta facendo invidia a livello mondiale…».

Addirittura?

«Assolutamente sì. Dall’estero ci studiano, vedono il nostro successo di fare squadra e di ottenere risultati così importanti e ci stimano. In molti dall’estero mi chiedono informazioni perché vedono nella Lega una forza innovatrice, quasi dirompente, che alle parole fa seguire fatti e risultati per il bene del movimento ciclistico».

E che cosa in particolare le chiederebbero dall’estero?

«Quello che colpisce di più e che mi chiedono più spesso è come abbiamo fatto a mettere in piedi una organizzazione così forte e così attrezzata, capace di coinvolgere anche le Istituzioni a partire dal ruolo centrale di Ministeri importanti come quello del Turismo e quello delle Pari Opportunità, solo per citarne un paio».

C’è un vanto, un risultato fin qui raggiunto che la inorgoglisce di più?

«Oltre alla squadra che ho creato e che continuerà ad allargarsi per il bene del nostro ciclismo, sono fiero di poter dire che la nostra nazione possa essere indicata a livello mondiale come Paese innovatore del ciclismo. Siamo l’unica nazione che ha una Coppa Italia, siamo l’unica nazione che ha equiparato i montepremi di uomini e donne, siamo l’unica nazione ad aver fatto una fusione a freddo tra squadre Professional e squadre continental e, ancora, siamo l’unica nazione che ha il pieno appoggio delle istituzioni e dei Ministeri che vivono e condividono integralmente il nostro progetto».

E adesso, presidente, quale sarà il prossimo obiettivo della Lega?

«Continuare a crescere, passo dopo passo, con la capacità di coinvolgere e gratificare tutti. Nel 2026 porteremo il calendario della Coppa Italia delle Regioni ad una cinquantina di corse complessive (quest’anno sono state 31: 21 maschili e 10 femminili, ndr) inserendo nuove spettacolari manifestazioni come lo saranno il Tour della Magna Grecia in cinque tappe, il Tour della Sardegna in cinque tappe, una nuova Coppi e Bartali in cinque tappe, la Torino-Lione in tre tappe, una splendida corsa a Roma e un’altra affascinante corsa in Puglia».

E per quanto riguarda le gare femminili? Quest’anno sono state dieci, nel 2026 quante saranno?

«Ci stiamo lavorando perché l’obiettivo, ovviamente, è quello di crescere anche in campo femminile. Ad oggi stiamo valutando le tante richieste che ci sono arrivate anche se, prima di tutto, dovranno avere il nulla osta da parte della Federazione per essere inserite nel nostro calendario».

Ci può fare una breve anticipazione su quello che vedremo di nuovo? Che cosa bolle in pentola oltre alla collaborazione con i team Professional e team continental e all’allargamento ad una cinquantina di gare complessive in calendario?

«Per il prossimo anno voglio lanciare quattro momenti palco fondamentali perché tra arrivo e premiazioni di solito corrono una quindicina di minuti che, avendo il collegamento televisivo, vanno sfruttati al massimo».

Come?

«Proponendo e dando il massimo ascolto e la massima visibilità ai nostri messaggi, che sono la lotta alla violenza contro le donne, il tema sulla sicurezza stradale, il tema sulla sana alimentazione (lotta all’obesità e al diabete in primis) e poi il tema della valorizzazione del territorio che vogliamo rafforzare grazie a due accordi che abbiamo siglato con l’associazione nazionale dei comuni italiani e con l’unione delle provincie italiane oltre che con “Unioncamere”. Questo vuol dire che la Lega si allarga, estende i propri confini potendo contare pienamente sulle le regioni, sugli 8.000 comuni presenti sull’intero territorio italiano e sulle provincie. Non male, non trova?».

Come si dice, l’unione fa la forza…

«Esattamente, proprio così!».

Presidente, ha un sogno che tiene nel cassetto? Una proposta che le piacerebbe lanciare nel prossimo futuro?

«Un sogno? Coinvolgere il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti (che tra l’altro oltre ad essere una persona competente e preparata è anche un super appassionato di ciclismo) affinché si possa arrivare con una politica di prospettiva a quella che potrebbe essere una defiscalizzazione per le aziende che investono in quegli sport (ovviamente non possiamo parlare solo di ciclismo) che sostengono e valorizzino il territorio e i settori giovanili».

Ultima domanda: che cosa ne pensa dell’idea di far pagare dei tratti di gara di competizioni ciclistiche? Il Tour potrebbe valutare l’idea di far pagare il passaggio sull’Alpe d’Huez, mentre Pozzato con il suo Giro del Veneto già lo fa prevedendo un biglietto a pagamento per seguire il passaggio del gruppo sulla salita della Tisa…

«Penso che se il singolo organizzatore sente questa necessità è giusto che la faccia portando avanti la propria scelta. Quello però che reputo necessario è che il ciclismo, essendo uno sport popolare, di piazza, di comunità, non vada snaturato. E proprio per questa sua assoluta peculiarità, a differenza di altri sport dove invece ci sono incassi importanti, credo che le Istituzioni debbano avere un occhio di riguardo nei confronti del ciclismo. Quindi okay ai biglietti a pagamento per certi tratti di gara, ma quello che conta per davvero è stimolare le Istituzioni affinché sostengano con il massimo dell’impegno il ciclismo affinché il nostro amato sport non perda la sua identità e la sua forza popolare».

A questo punto, caro Presidente, non resta che aspettare la presentazione dell’edizione 2026 della Coppa Italia delle Regioni…

«Esatto! Ci vediamo a Roma il 28 gennaio alla Camera dei Deputati per scoprire il calendario ufficiale delle prove maschili e femminili e per continuare a rafforzare un progetto che, giorno dopo giorno, diventa sempre più vincente e convincente».