Dopo aver accettato il ruolo di gregario di lusso, Pavel Sivakov sogna di nuovo la vittoria. Il corridore dell’UAE Team Emirates, classe ’97, ha tracciato un bilancio della sua carriera in un’intervista a Cyclingnews, analizzando le ragioni di un talento non ancora completamente espresso.
Dopo l’esplosione del 2019 (nono al Giro e vittoria al Tour of the Alps), Sivakov ha vissuto anni di stagnazione, che attribuisce principalmente a un approccio mentale troppo rigido e a un’eccessiva pressione. «I miei genitori hanno uno stile un po’ sovietico: anche se sei morto, ti alleni», ha rivelato il figlio d’arte, ammettendo di essersi ispirato a campioni come Froome e Thomas spingendo oltre il limite, finendo in un “circolo vizioso” di stress, infortuni e prestazioni altalenanti.
Il francese riconosce di essere l’opposto del compagno di squadra Tadej Pogacar, capace di rimanere calmo sotto pressione, mentre lui cade facilmente nell'”overthinking“. Il Tour de France 2025 è stato, in questo senso, «una grande delusione» personale.
Nonostante ciò, Sivakov non si arrende al ruolo di comprimario:«Sto ancora migliorando… Onestamente penso di stare entrando nei miei anni migliori». Concludendo con una dichiarazione d’intenti, ha affermato: «Non voglio rilassarmi e accontentarmi di essere un gregario. Sono contento di lavorare per Tadej… ma voglio ancora vincere corse, andare all’attacco e lottare per la vittoria. Mi alleno per questo».












