Kaden Groves è al settimo cielo, e piange tutte le sue lacrime: entra nel ristretto gruppo dei corridori che hanno vinto tappe in tutti e tre i grandi Giri. Ne aveva già vinte 7 alla Vuelta e 2 al Giro d’Italia ma sempre in volata: questa ha davvero un sapore diverso. Non è uno spettacolo consueto vedere un velocista vincere in solitaria. «C’è così tanta emozione… Avevamo un piano chiaro al via di questo Tour, poi il piano è un po’ cambiato. Non tutto è andato nel modo giusto per noi. Oggi avevo gambe super. Ho sofferto tanto dall’inizio del Tour, ma questo è un premio grande. In questi giorni ero libero, avevo un ruolo diverso dal solito. Oggi non sapevamo se andare per la tappa, visto quello che ci aspetta domani. È una sensazione incredibile vincere in questo modo. Al Tour c’è così tanta pressione… Avevo già vinto al Giro e alla Vuelta ma il Tour è davvero tutt’altra cosa».
Di solito in questi casi il 99% dei corridori dice di aver realizzato il proprio sogno da bambino. L’australiano si stacca dal coro. «No, non posso dire che sia esattamente il mio sogno di bambino, ho cominciato tardi col ciclismo io».
Terza vittoria di tappa per l’Alpecin-Deceuninck, dopo quelle ottenute da Jasper Philipsen (prima maglia gialla di questa Boucle) e da Mathieu van der Poel (che la maglia gialla l’ha indossata a due riprese in questo Tour). Groves racconta. «Ho cercato di entrare nella fuga all’inizio ma oggi era difficile, sapevano tutti che sono veloce e non volevano farmi entrare. Dopo la caduta di Romeo (che lui è stato bravissimo a evitare, ndr) sono andato a tutta. E davanti quando Van den Broeck e Stewart si sono guardati sono andato. Mancavano 16 chilometri, non mi sono più fermato».












