Il progetto One Cycling, che mira a rivoluzionare il ciclismo professionistico, ha subito un duro colpo con la decisione della UCI di negare lo status WorldTour 2026 alle sue quattro nuove corse (previste tra Nord e Sud America e Arabia Saudita). Ma i promotori dell’iniziativa, secondo quanto riportato da CyclingNews, non intendono fermarsi e minacciano ora una battaglia aperta contro il sistema attuale, sfidando la governance della federazione e l’egemonia di ASO.
Il Management Committee dell’UCI ha bocciato il progetto, definendolo «incompatibile con il quadro normativo e privo di coerenza sportiva». Una presa di posizione che ha scatenato la reazione di One Cycling, pronto a forzare la mano. «Gli sport che si rinnovano attraggono investitori; chi resiste al cambiamento rischia l’obsolescenza. Il ciclismo è sull’orlo del precipizio – ha dichiarato un anonimo portavoce di One Cycling a Stephen Farrand – Seppellire la testa nella sabbia può essere letale. E il ciclismo sta correndo questo pericolo».
Secondo i dati diffusi, 20 squadre (tra cui Visma-Lease a Bike, Ineos, Soudal-QuickStep, Red Bull-Bora-Hansgrohe e formazioni femminili) avrebbero già aderito al progetto, insieme a organizzatori come RCS Sport e Flanders Classics. Un fronte che isolerebbe ASO, accusata di difendere interessi particolari.
La rabbia è diretta anche contro il presidente UCI David Lappartient, criticato per non aver sostenuto una riforma «vitale per il futuro del ciclismo». «Abbiamo un piano commerciale vincente, che può far guadagnare squadre e organizzatori, oggi in perdita – ha spiegato la fonte – Come si può ostacolare questo progresso?».












