A beneficio di chi teme che un Giro d’Italia possa essere vinto da un corridore che non abbia firmato nemmeno una tappa, Isaac Del Toro ha messo il sigillo alla numero 17, quella di Bormio. E lo ha fatto in maglia rosa.
«Ieri ho sofferto, ma anche oggi ho sofferto. Solo che è stato diverso. Voglio rimanere in classifica e arrivare alla fine sapendo che ho dato tutto. Voglio essere un corridore con la mentalità giusta. Finora è un Giro come l’ho sempre sognato: oggi ho realizzato che non mi arrenderò mai e che starò sempre un passo avanti agli altri. Ci proverò sempre, non ho nulla da perdere».
Dopo aver ricucito sull’attacco di Carapaz lanciato da passo imposto dall’amico Pellizzari, Del Toro dice di essersi rilassato per concentrarsi in vista dell’ultima salita. «I miei compagni mi hanno dato totale fiducia per dare il massimo. Sono contento della squadra perché loro lavorano tanto per me, mi rende felice».
E a Bormio c’era anche la famiglia. «È sempre speciale quando c’è la mia famiglia, non possono venire sempre ma quando ci sono è bello». Davanti a loro e al pubblico che emozionato lo tifava, Del Toro si è inchinato. Come chi? «L’inchino come fa Tadej (Pogacar, ndr)? Veniamo dalla stessa scuola, ci piace arrivare al traguardo senza aver lasciato niente per strada».












