Donati: «Dopo un’ottima Coppi e Bartali, non vedo l’ora di correre la Roubaix Espoirs»

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Davide Donati compirà vent'anni l'8 aprile e da questa stagione è un corridore della Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies.
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Quando il direttore sportivo gli ha comunicato che nelle ultime due tappe della Coppi e Bartali la squadra avrebbe corso per lui, Davide Donati non ha nascosto un certo stupore. I tanti strappi e una concorrenza soprattutto professionistica, infatti, non facevano certo pendere l’ago della bilancia verso un ragazzo di diciannove anni alla seconda stagione tra gli Under 23, alto un metro e ottantacinque e pesante settantacinque chili.

«Ci credevano più loro di me – racconta DonatiIo, sinceramente, non pensavo di andare così forte. I metri di dislivello erano circa duemila in entrambe le tappe e in gruppo c’erano scalatori come Vine, Lutsenko, Sheffield e Tulett, che poi ha vinto la classifica generale. Nella prima frazione avevo chiuso quarto in volata, ma ci tenevo a dimostrare di non essere un corridore dotato soltanto di un buono spunto veloce. Nella quinta, dopo l’undicesimo posto del giorno prima, ho chiuso addirittura secondo regolando il drappello da cui era scappato Vine. Eravamo una ventina, mica di più».

Come si spiega, allora, questa prestazione?

«Almeno per il momento, sembra che io abbia assimilato bene la preparazione invernale. Passando dalla Biesse-Carrera al vivaio della Red Bull, i cambiamenti non sono mancati. Sono aumentate le ore in sella, direi inevitabilmente poiché fino alla fine di giugno andavo ancora a scuola, ma soprattutto è cresciuta la quantità di lavori specifici. Non mi ero mai allenato così spesso ad un’intensità simile, normalmente mi attestavo sulla famosa Z2».

Quali altri cambiamenti hai registrato passando da una delle migliori continental italiane ad uno dei vivai più attrezzati del panorama internazionale?

«È un altro mondo, tant’è che mi sembra persino ingiusto impostare un paragone. Se alla Biesse-Carrera mi sono trovato benissimo e non mi è mai mancato niente, alla Red Bull ci trattano esattamente come i professionisti. Una differenza notevole dettata soprattutto dal budget a disposizione. Sono sempre stato abituato a dare una mano allo staff delle squadre in cui ho militato, ad esempio; adesso, invece, faccio parte di un ambiente che ha più meccanici e massaggiatori che corridori. Devo ancora farci l’abitudine, sono sincero».

Spiegati meglio.

«Siamo trattati coi guanti bianchi, davvero. Il vestiario è sterminato, abbiamo svariate soluzioni a seconda del caldo, del freddo, del vento o della pioggia. Per non parlare dell’allestimento della bicicletta: c’è la possibilità di cambiare copertoni a piacimento e di scegliere di volta in volta la combinazione di rapporti più efficiente. Non si può dire che non ci mettano nelle migliori condizioni possibili».

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Nel 2024 Donati ha debuttato col botto tra gli Under 23. Secondo alla San Geo e al Belvedere, ha poi conquistato il Gran Premio della Liberazione anticipando Andrea Montoli, all’epoca suo compagno di squadra alla Biesse-Carrera.

Questo meccanismo, tuttavia, comporta certe responsabilità: per giustificare gli investimenti e gli sforzi, dovete raccogliere ottimi risultati.

«È vero, essendo considerati talentuosi e facendo parte di una delle realtà giovanili migliori al mondo le aspettative sono alte. Però lo trovo giusto e onesto: vestiamo una maglia prestigiosa e dobbiamo onorarla. Per aggirare la tensione, preferisco concentrarmi su me stesso: sui miei pregi e sui miei difetti, sui miei allenamenti, sui miei margini di miglioramento. Su ciò che posso più o meno controllare».

Quando si è concretizzato il tuo trasferimento alla Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies?

«In estate, se ricordo bene. Tutto è cominciato con una bicicletta da cronometro che loro si erano offerti di darmi. Mi monitoravano, ma non c’era ancora nessun accordo. La trattativa è andata in porto tra giugno e luglio, grazie anche all’ottimo inizio di stagione: secondo alla San Geo e al Belvedere, primo al Liberazione».

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Tra i corridori della formazione World Tour con cui Donati ha stretto maggiormente c’è Giulio Pellizzari, anche lui alla prima stagione con la Red Bull dopo le precedenti tre affrontate con la VF Group-Bardiani CSF-Faizanè.

Tuttavia, la seconda metà dell’anno non è stata all’altezza della prima: cos’era successo?

«Vorrei avere una risposta anche io, credimi. La verità è che non lo so. Io credo di aver avuto qualche problema che non mi ha permesso di rendere come avrei voluto, ma non è emerso niente di specifico. Che abbia sofferto il caldo? Non sono del tutto convinto, ma tutto può essere. Magari è stato soltanto un periodo storto. Mi è rimasta impressa la fatica patita contro i professionisti all’Agostoni, alla Bernocchi, al Giro del Veneto e alla Veneto Classic: perdevo le ruote del gruppo a metà gara se non prima, ero incredulo e demoralizzato. È per questo motivo che non mi aspettavo determinati piazzamenti alla Coppi e Bartali».

La tua stagione è appena cominciata: quali corse ti aspettano?

«Domani corro in Francia alla Boucle de l’Artois. Poi, in rapida successione: Parigi-Roubaix, Liegi-Bastogne-Liegi, Giro del Belvedere e Palio del Recioto. Quindi alcuni giorni più tranquilli a casa, successivamente un ritiro in altura e infine il Giro Next Gen. Sono scaramantico e non vorrei portarmi sfortuna da solo, quindi sulle classiche che mi attendono preferisco non dire niente: sennonché la Roubaix è quella che ho sempre sognato, e già pedalare su quei settori di pavé sarà terribile e magnifico allo stesso tempo».