
Per dodici anni, lo sport principale di Matteo Ambrosini è stato il pattinaggio. Era entrato nel giro della nazionale e per cinque volte è stato campione italiano. La sua specialità era la velocità. Ha comprato la sua prima bicicletta da corsa intorno ai sedici anni. Circa ventimila chilometri accumulati in una manciata di stagioni, finché da mezzo utile per il lavoro aerobico la bicicletta non è diventata una grandissima passione, finendo per soppiantare il pattinaggio. A dargli la prima chance di conoscere se stesso è stato il mondo amatoriale, nello specifico il Team Ciclocolor nel 2021. Dopo una decina di gare e tre vittorie (un circuito, il campionato italiano della cronoscalata e il Giro del Friuli), l’allora Colpack lo ha ingaggiato.
Era facile definirlo una scommessa: veniva da un altro sport e aveva già vent’anni. Se tecnicamente si definiva non del tutto a digiuno, identificava le sue pecche (comprensibili) nella resistenza e nella tattica di gara. Tre anni più tardi, nel suo palmarès ci sono Capodarco, un campionato italiano nella cronometro a squadre e da oggi la Coppa San Geo, vinta attaccando nel corso del penultimo giro. Dall’ammiraglia, memore della brillante azione che nel 2023 gli valse la vittoria in solitaria a Capodarco, Gianluca Valoti gli ripeteva che ormai da dietro non sarebbe rientrato più nessuno, che il suo unico avversario era il pur ottimo Remelli (ha compiuto diciannove anni oggi al debutto tra gli Under 23 e nel 2024 ha vinto una tappa al Lunigiana, occhio).

È un peccato che Ambrosini, da quest’anno, sia un elite, perché sarebbe stato interessante vederlo cimentarsi di nuovo in certe classiche internazionali riservate agli Under 23. Ma il regolamento non glielo permette, così come di continuare oltre i ventisette anni: in Italia non si può. Gliene mancherebbero quattro, ma per quanto è forte difficilmente un corridore del genere è disposto a rimanere così tanto tempo tra gli Under 23 nell’attesa di ricevere una chiamata dai professionisti. Uno così, anche se non passasse nella massima categoria, in Francia continuerebbe a correre in una continental anche dopo i trent’anni. Non può essere una gara secca a decretare il valore e le prospettive di una carriera, ma Ambrosini ha dimostrato di non essere un brillante estemporaneo: soltanto lo scorso anno, di piazzamenti tra i primi dieci ne ha centrati una decina (alcuni prestigiosi, come il quinto posto al Lombardia). Sarebbe davvero un peccato se nessuno se ne accorgesse.










