Diario dal Ruanda, Gasparini: «Qui, dove la bicicletta è sacra»

Ruanda
Immagini dal Ruanda, dove per i bambini la bicicletta fa parte della quotidianità (foto: Alessio Gasparini)
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Manca ormai pochissimo all’inizio del Tour du Ruanda, un evento che ci permetterà di vedere più da vicino la cultura e la passione di un popolo che sembra vivere di ciclismo e che il prossimo settembre ospiterà (Uci e guerra al confine con il Congo permettendo) i Mondiali su strada.

È proprio per questo motivo che ci siamo messi in contatto con chi in Ruanda vive da oltre un mese e che proprio questo inverno ha firmato con una squadra locale di licenza Continental. Alessio Gasparini è un “giramondo”: prima la Jàva Kiwi Atlantico del Venezuela, poi la Retelec Galicia della Spagna, la Sidi-Ali del Marocco e infine la May Stars, proprio del Ruanda.

«Mi piace scoprire nuove culture grazie alla bicicletta – ci racconta scherzando Alessio – Penso non ci sia niente di più bello di girare il mondo, pedalando. Era fine anno quando un amico e compagno di squadra spagnolo mi chiama, dicendomi che la squadra ruandese con cui aveva da poco firmato, sarebbe stata felice di accogliermi. Non ci ho pensato due volte, la mattina dopo avevo il contratto firmato e nel giro di due settimane mi sono ritrovato catapultato in questo Paese che è una meraviglia».

Il centro di ciclismo Uci in Ruanda

Ogni giorno una scoperta. Da un mese Gasparini vive un centro di ciclismo a Musanze, la seconda città più grande del Ruanda, dove vivono oltre 30 ragazzi desiderosi di crescere e di fare ciò che hanno sempre sognato: i ciclisti. Un’esperienza sicuramente diversa da quella abituale, lontano da casa e dalla famiglia, ma con qualcosa che resterà dentro a vita.

«Inizialmente non sono uscito molto dal Centro – continua – Poi piano piano, anche grazie agli allenamenti, al direttore sportivo e alla conoscenza dei luoghi, ho iniziato ad esplorare. Il Ruanda si divide in due parti: c’è Kigali, la capitale che ospiterà i Mondiali, che è una città moderna e internazionale, molto simile a una città occidentale. Poi c’è tutto il resto del Paese fatto di villaggi incastonati sulle alture, dove la vita va avanti a ritmo lento e la bicicletta ha un ruolo fondamentale».

Potremmo dire che la bicicletta per i ruandesi sia sacra. La usano per tutto, qualsiasi spostamento, qualsiasi movimento. Certo, non dobbiamo immaginare le specialissime che sfrecciano sulle nostre strade: sono telai riparati, “scarti”, Grazielle, Mountain bike economiche. Tutto quello che si riesce ad arrangiare.

«La cosa simpatica è che tutto viene portato con la bicicletta – sorride Alessio – Trasportano patate, canne da zucchero, mais e non hanno certo paura dei tanti saliscendi che ci sono qui. Si buttano in discesa anche a 60-70 km/h con bici che non hanno neppure i freni, pensate che rallentano utilizzando le loro ciabatte fatte con gli scarti degli pneumatici di camion o auto. Poi, ci sono i taxi-bici: ragazzi che affrontano salite anche molto impegnative trainando dietro una o due persone».

I taxi-bici

Ci racconta Gasparini che proprio questo è il motivo per cui molti ragazzi diventano ciclisti. Un suo compagno di squadra, per esempio, ha iniziato con il team solo due mesi fa dopo anni in cui lavorava come tassista in bici. In salita è piuttosto forte, anche se gli mancano tutte le conoscenze di base dello stare in gruppo.

«È la prima cosa che ho notato – analizza – Ho fatto una gara qui a Kigali, ma subito ho capito che non conoscono le tattiche di gara, tanto per fare un esempio. Tutti si attaccano a vicenda, anche tra compagni di squadra: infatti si va forte nella primissima parte di corsa, per poi rallentare successivamente, quando le energie vengono meno. Questo accade perché qui, nonostante la bici sia un mezzo fondamentale, il ciclismo è sconosciuto. Le persone non sanno chi è Pogacar, Evenepoel o Vingegaard, tanto per fare un esempio. Non seguono le corse perché di televisioni ce ne sono poche e i telefonini per la maggior parte sono i vecchi Siemens o Nokia con i tasti che si usavano a metà anni 2000 in Europa».

Ciò che resterà impresso a vita nella mente di Gasparini è il sorriso dei bambini. In Ruanda basta davvero poco per renderli felici, un saluto, una borraccia, una foto. «Con un euro si possono comprare delle caramelle, un pallone. Qualcosa che li rende entusiasti. Girare per i villaggi del Paese ti fa vedere il mondo da un’altra prospettiva».