Se una corsa si conclude in volata e al via c’è Andrea D’Amato, si può stare sicuri che non si tirerà indietro. Nemmeno in mezzo ai nomi più veloci si nasconde: sceglie la traiettoria, sceglie la ruota da seguire e poi mette tutta la forza che ha per ottenere un buon risultato. E arrivare quarto nella tappa di apertura del Tour of Oman dietro Olav Kooij, Pavel Bittner e Erlend Blikra, insomma, non è niente male.
Andrea, prima di tutto congratulazioni. Che corsa è stata?
«Abbiamo avuto vento contro per tutta la tappa, ma quando siamo arrivati agli ultimi chilometri la velocità si è alzata moltissimo. In un attimo siamo arrivati sul traguardo e lo sprint è stato davvero veloce, ma non caotico. Il contrario della prima tappa dell’AlUla Tour in pratica, che secondo me è stata molto confusionaria».
Ha influito molto il vento contrario?
«Diciamo che dietro si stava abbastanza bene e, a dire la verità, è stata quasi noiosa come corsa. La Visma|Lease a bike ha controllato sempre il gruppetto in testa e poi ha lavorato per chiudere. Noi velocisti abbiamo finalizzato».
Come ti sei gestito nel finale?
«Sono stato bravo a scegliere la ruota giusta. Ho deciso di seguire Pavel Bittner che a sua volta era a ruota di Olav Kooij: poi ho solo dovuto dare il massimo. Devo seguire altri corridori perché non ho la squadra per un treno, però devo sicuramente ringraziare i miei compagni che mi hanno coperto per tutta la gara: solo nel finale mi sono dovuto arrangiare io, ma sono abbastanza bravo in questo».
Dal triangolo rosso dell’ultimo chilometro si vedeva già l’arrivo: che sensazione è per un velocista?
«Quando lo si vede bisogna cercare di rimanere cauti e non farsi prendere dall’adrenalina perché si rischia di scattare troppo presto. Non siamo venuti qui in ricognizione dato che è lontano dal nostro hotel, ma abbiamo visto il percorso su VeloViewer: conoscevo alla perfezione il rettilineo finale prima ancora di farlo, ma trovarsi lì e vedere in fondo l’arrivo è tutt’altra cosa».
Adesso i tuoi occhi saranno sulla quarta tappa.
«Sto aspettando proprio quella, può essere mia».














