L’UCI ha ufficialmente vietato l’inalazione ripetuta di monossido di carbonio “per proteggere la salute dei ciclisti”: il divieto entrerà in vigore dal 10 febbraio. Lo ha annunciato l’UCI sabato dopo che il comitato direttivo UCI si è riunito tra il 31 gennaio e il 1° febbraio ad Arras, a sud di Liévin, dove sono attualmente in corso i Campionati mondiali di ciclocross UCI.
“L’UCI assume una posizione coraggiosa e necessaria vietando l’uso ripetuto di inalazione di monossido di carbonio per motivi medici”, ha spiegato il presidente David Lappartient.
Di monossido di carbonio nel ciclismo si è cominciato a parlare meno di un anno fa. Quando mancavano pochi giorni alla partenza del Tour de France da Firenze, un convegno scientifico in città rivelò che l’inalazione ripetuta di dosi di monossido di carbonio portava a un miglioramento delle prestazioni. Ne fece cenno Daniele Cardinale, ricercatore presso la Swedish School of Sport and Health Sciences, lasciando a bocca aperta molti direttori sportivi.
Due settimane dopo, il 12 luglio, Escape Collective rivelò online che c’erano almeno tre team (UAE, Visma e Israel) consapevoli dello studio, così consapevoli da avere una macchina in grado di diffondere dosi di gas per simulare l’allenamento in alta quota: i rebreather di CO ottimizzano l’allenamento nei campi di altitudine. Questo particolare utilizzo, tuttavia, è da tempo comune nella medicina sportiva per misurare la massa totale dell’emoglobina e il volume del sangue al fine di “esaminare gli effetti dell’allenamento di resistenza e dell’esposizione all’altitudine sulla capacità di trasporto dell’ossigeno”. Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard hanno successivamente confermato di aver utilizzato CO per questo scopo.
“L’inalazione ripetuta [di monossido di carbonio] può causare problemi di salute acuti e cronici, ad esempio mal di testa, letargia, nausea, vertigini e confusione”, si legge in una dichiarazione dell’UCI. “Tali sintomi possono peggiorare in qualsiasi momento e trasformarsi in problemi di ritmo cardiaco, convulsioni, paralisi e perdita di coscienza”.
La tecnica non è ancora stata vietata dall’Agenzia mondiale antidoping; tuttavia, l’UCI ha chiesto all’agenzia internazionale indipendente di prendere posizione sull’uso ripetuto di CO dentro e fuori dalla competizione.
Dal 10 febbraio, quando entrerà in vigore il divieto, l’UCI inasprirà anche le restrizioni sull’uso ancora legale di un rebreather per misurare la massa dell’emoglobina. Sarà ora confinato in una “struttura medica”, con una sola inalazione di CO consentita, e sarà sotto la supervisione di un “professionista medico esperto nella manipolazione di questo gas per ragioni mediche”.
Qualsiasi utilizzo dell’inalazione di CO per misurare la massa emoglobinica di un atleta deve essere registrato anche nella rispettiva cartella clinica.












