Tour de France 2025, il commento sul percorso: Vingegaard-Pogacar atto cinque

Tour de France
Jonas Vingegaard rientra su Tadej Pogacar sul Col de Pertus durante l'undicesima tappa del Tour de France 2024 (foto: A.S.O./Ceusters)
Tempo di lettura: 4 minuti

È stato presentato oggi il Tour de France 2025 e subito si sono scatenate le discussioni. «È più adatto a Vingegaard o a Pogacar?», è la domanda che tutti si stanno facendo. Andiamo ad analizzare nel dettaglio le ventuno tappe e proviamo a dare una risposta.

Innanzitutto esordiamo dando un po’ di numeri. Sette tappe per velocisti, sei vallonate, cinque arrivi in salita (sei le tappe di montagna) e due cronometro non particolarmente lunghe, ma una molto impegnativa. Il copione, ormai, è sempre lo stesso, ma la decisione degli organizzatori, forse anche per favorire una maggiore eterogeneità, è stata quella di rimandare il discorso classifica generale esclusivamente alla seconda e terza settimana.

Per quanto Prudhomme abbia voluto spiegare che anche nella prima settimana ci sono tappe da non sottovalutare, è chiaro come la lotta tra i due favoritissimi sarà incentrata tutta nelle seconda parte di questo Tour de France 2025.

Tour de France 2025: la prima settimana

Il via, come già sapevamo, sarà dato da Lilla e la Regione Hauts-de-France, dove le industrie tessili e minerarie hanno nutrito il terreno imprenditoriale fertile dell’area. Spazio ai velocisti nella prima frazione che manca dal 2020, quando Alexander Kristoff fu capace di indossare la maglia gialla a Nizza. Attenzione però, perché è possibile che la classifica generale cambi subito volto a Boulogne-sur-Mer, dove si terrà il primo dei finali esplosivi del Tour de France 2025. Percorso movimentato e due salite impegnative a Saint-Étienne-au-Mont, con pendenze del 15%, e poi a Outreau, a poco più di cinque chilometri dal traguardo.

I venti saranno protagonisti della terza tappa, specie negli ultimi 35 chilometri, e in quella successiva dove i cacciatori di tappe e i finisseur potrebbero infliggere un duro colpo agli avversari. Nel finale è presente infatti l’impegnativa salita di Saint-Hilaire, con una pendenza media del 15%, seguita da una discesa di cinque chilometri verso il centro di Rouen.

Ed eccoci alla prima cronometro. Strade larghe e completamente pianeggianti adatte agli specialisti delle prove contro il tempo: 33 chilometri senza mai premere sul freno. Sono ben 3.500 i metri di dislivello nella sesta frazione con la Côte de Vaudry, l’attrazione principale nel finale, poco prima della grande battaglia che si svolgerà sulla salita conclusiva di 700 metri al 10% fino alla linea d’arrivo.

Una doppia scalata al Mur de Bretagne nella settima tappa metterà ulteriore fatica nelle gambe dei corridori prima delle ultime due frazioni della settimana aperte alle ruote veloci del gruppo. Sicuramente, visto il percorso fatto di brevi salite a ridosso del traguardo, Pogacar è favorito su Vingegaard, avendo dimostrato di avere un’accelerazione più bruciante dell’avversario.

La prima settimana si conclude il giorno della Festa nazionale francese, il celebre 14 luglio che tutto il mondo invidia ai nostri cugini d’oltralpe. Una tappa di montagna con ben sette salite di seconda categoria in programma fino alla salita finale verso la stazione di Le Mont-Dore. La salita di 3,3 km con una pendenza media dell’8% porterà il dislivello complessivo della giornata a ben 4.400 metri.

FSA - Vision

La seconda settimana

Dopo il giorno di riposo, che eccezionalmente sarà di martedì, il Tour riparte con una giornata piuttosto difficile, specie negli ultimi cinquanta chilometri, con diversi finali aperti: le rampe al 20% della Côte de Pech David dovrebbero giocare comunque un ruolo cruciale. Dallo scollinamento al traguardo mancheranno solo 8 chilometri e tutto sarà in mano ai pochi corridori veloci rimasti.

Spazio ai Pirenei. Col du Soulor via Ferrières (11,9 km al 7,3%), Col des Bordères e Hautacam, ascesa finale di 13,6 chilometri con una pendenza media del 7,8% dove ha vinto anche Vincenzo Nibali. Ma non è finita qui: il giorno successivo si affronterà la seconda cronometro del Tour de France 2025: 11 chilometri, di cui nove in salita a Peyragudes.

Salite, salite e ancora salite anche nella quattordicesima tappa che ricalca quella dell’edizione del 1986. Tourmalet via Luz-Saint-Sauveur (19 km al 7,4%), Col d’Aspin via Payolle (5 km al 7,6%) e infine Superbagnères (12,4 km al 7,5%), ascesa estremamente irregolare e di difficile interpretazione. Chiude la settimana una giornata per velocisti.

È chiaro come questa seconda settimana di corsa possa essere già decisiva per le sorti del Tour de France. Le tantissime salite di questi giorni delineeranno la classifica generale e per caratteristiche, Vingegaard potrebbe essere leggermente avanti a Pogacar. Certo, molto dipenderà dalla condizione fisica con cui entrambi arriveranno all’appuntamento, ma il danese è dimostrato di essere più scalatore dello sloveno, preferendo salite lunghe dove si va in quota e pedalabili.

Tour de France 2025: la terza e ultima settimana

Il momento più atteso del Tour de France 2025 è probabilmente il Mont Ventoux, che arriva subito dopo il giorno di riposo. Questo può essere un fattore da non sottovalutare perché sappiamo bene quanto possa far male una salita di 15,7 chilometri all’8,8% come il Gigante della Provenza dopo un giorno di stop.

Una giornata per velocisti, che non devono farsi assolutamente scappare l’occasione, prima della tappa regina della corsa con 5.500 metri di dislivello. Gran parte di questo totale verrà accumulato sulle salite al Col du Glandon e poi al Col de la Madeleine, dove i ciclisti raggiungeranno i 2.000 metri per la prima volta. Successivamente saliranno nuovamente sopra Courchevel per raggiungere il Col de la Loze, affrontando il passo per la prima volta da questo versante. Dopo il passaggio per l’altiporto, gli ultimi quattro chilometri sono su una pista ciclabile con una pendenza altrettanto irregolare e quasi altrettanto dura per le gambe quanto quella affrontata nel 2020 e nel 2023. Ricordate quando Vingegaard schiantò Pogacar proprio su queste rampe?

Cinque salite, ma percorso brevissimo. La prima di queste salite, la Côte d’Héry-sur-Ugine, arriva a circa dieci chilometri dalla partenza, mentre l’ultima salita misurerà 19,1 km e porterà a La Plagne. Qui si deciderà la maglia gialla, visto che il giorno successivo sembra adatto alle fughe e il gran finale di Parigi spalanca le porte per l’ultima volta alle ruote veloci del gruppo. Sugli Champs-Élysées si celebrerà il cinquantesimo anniversario sia del primo arrivo sul viale sia della prima vittoria assoluta di Bernard Thévenet. Era il 1975