I Mondiali Gravel di Leuven, che si sono svolti lo scorso fine settimana, hanno portato non solo gloria ma anche tensioni all’interno della nazionale belga. Nonostante un podio dominato dai padroni di casa con Florian Vermeersch secondo e Quinten Hermans terzo, la vittoria è andata all’inarrivabile Mathieu Van Der Poel. Il fuoriclasse neerlandese ha conquistato l’oro, lasciando dietro di sé un gruppo di ben sette belgi tra i primi dieci, ma il risultato ha suscitato polemiche nel team belga, che aveva il vantaggio numerico nel gruppo di testa.
La delusione e l’amarezza si sono manifestate apertamente dopo la corsa, in particolare da parte di Jasper Stuyven, già campione europeo gravel nel 2023. Il corridore della Lidl-Trek non ha nascosto il suo disappunto per come è stata gestita la gara: «Avremmo potuto correre in modo diverso, ma non voglio dire altro» ha dichiarato a DH Les Sports+. Ai microfoni di Sporza, Stuyven è stato ancora più esplicito, accusando alcuni connazionali della Alpecin-Deceuninck di aver corso per aiutare Van Der Poel: «Era chiaro che tutti i corridori della Alpecin erano qui per aiutarlo. Anche se mi aspettavo che la gara si svolgesse per nazioni».
Queste accuse hanno trovato una parziale conferma nelle parole di Quinten Hermans, terzo al traguardo e compagno di squadra di Van Der Poel alla Alpecin-Deceuninck. «Con Xandro Meurisse e Timo Kielich, avevamo gli uomini perfetti per dettare il ritmo fin dall’inizio – ha ammesso Hermans, facendo intendere che la strategia del team belga era di supportare Van Der Poel – Perché diciamocelo: questa era una corsa tra squadre, non tra nazioni. Il nostro ruolo era quello di rendere la gara più difficile per Mathieu».
Le dichiarazioni di Hermans gettano luce su una dinamica che ha fatto discutere: la corsa, sebbene formalmente tra nazionali, si è svolta nei fatti come una competizione tra squadre di club. Hermans ha anche evidenziato un aspetto logistico non trascurabile che ha influenzato la mentalità dei corridori: «La squadra [Alpecin] pagava tutto. Alcuni corridori hanno dovuto persino comprare da soli la maglia belga. Da questo punto di vista, non ci si può aspettare che corriamo come una squadra nazionale».
Un’altra voce critica all’interno del gruppo dei Mondiali Gravel è stata quella di Gianni Vermeersch, anche lui tra i protagonisti nel gruppo di testa. Vermeersch ha spiegato la logica della loro condotta: «È sempre meglio quando vince qualcuno della Alpecin. Non spettava a noi chiudere il gap [su Van Der Poel]» ha dichiarato, facendo eco al pensiero di Hermans e confermando che il supporto per il campione neerlandese era, in qualche modo, un tacito accordo all’interno del gruppo belga affiliato all’Alpecin.













