Lorello: «Ascolto Provini, frequento le serali e non mi faccio mettere i piedi in testa da nessuno»

Riccardo Lorello, 19 anni il prossimo 23 dicembre, è alla prima stagione tra i dilettanti con la maglia della Hopplà. In foto, il successo a La Penna (Foto Pettinati)
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«Se mi sono appassionato al ciclismo è stato grazie allo zio, che ha corso fino ai dilettanti – racconta Riccardo LorelloAvevo provato a giocare anche a basket e a calcio, ma quando ho cominciato a pedalare ho capito subito che avevo trovato il mio sport. Di più, la mia valvola di sfogo. Pedalando, sono riuscito a superare la morte dei miei nonni e il divorzio dei miei genitori. Il ciclismo mi ha aiutato ad uscire pulito dai momenti più delicati della mia vita. E tra una sconfitta e una vittoria, tra un’esperienza fallimentare e una lezione appresa, da quest’anno sono un dilettante che corre nella Hopplà-Petroli Firenze di Provini e Lastrucci».

Una prima parte di stagione positiva: primo a La Penna, secondo al Città di Castelsangiovanni, quarto alla Pasqualando, sesto all’Industria e alla Medicea.

«Per un inizio simile ci avrei messo la firma. L’unico rimpianto è il Marmo: ho chiuso diciannovesimo, nel primo gruppo degli inseguitori, ma avrei potuto e dovuto centrare la fuga che poi si è giocata il successo. Ho fatto fatica a digerire la delusione, avrei raccolto un bel piazzamento. Per il resto sono soddisfatto: sento di crescere gara dopo gara e non ho paura di prendermi certe responsabilità, anche se sono l’ultimo arrivato».

Ma alla Hopplà c’è da sgomitare, basti pensare soltanto agli elite: Pongiluppi, Della Lunga, Belleri, Regnanti.

«La squadra è stata chiara: la precedenza ce l’hanno loro, per una questione di qualità e perché purtroppo per loro il tempo stringe, quindi devono capitalizzare al massimo ogni occasione e noi dobbiamo aiutarli in quella direzione. Ma appena si apre un varco, io sono pronto per tuffarmici. Mi piace correre da capitano, mi piace comportarmi da leader anche nei confronti dei compagni di squadra. Rispettando gerarchie e disposizioni, si capisce, ma senza farmi mettere i piedi in testa da nessuno».

Alto 176 centimetri per 63 chilogrammi, Lorello si considera un passista-scalatore. Non un uomo da corse a tappe, dunque: un recupero non rapidissimo non gli permetterebbe di essere protagonista nella classifica generale (Foto Hopplà)

L’impatto con Provini si è fatto sentire?

«Lo chiamano il sergente di ferro e fanno bene. È severo, esigente, puntiglioso. Impone tante regole e vuole che si rispettino. Per me è una scuola di vita, sono sicuro che se un domani dovessi passare professionista avrei meno paura di quello che mi aspetta. Io mi fido di lui e della sua esperienza, e forse mi difendo bene perché ho un carattere cocciuto e orgoglioso come il suo. Nel tempo libero sono sereno e leggero, mi piace ridere e divertirmi coi miei amici, però in bicicletta non transigo: pretendo il massimo da me stesso e dall’ambiente che mi circonda. Per fortuna l’Hopplà è una grande squadra e gli sponsor, Lastrucci in testa, non ci fanno mancare niente».

Che corridore sei?

«Da corse di un giorno, perché non ho un recupero rapidissimo. Sono alto 1,76 e peso 63 chili, mi difendo bene in pianura e in salita, quindi non mi posso lamentare. Peraltro ho anche fiuto, infatti è molto difficile non vedermi all’attacco o nelle prime posizioni del gruppo. Sono sempre operativo, dal primo chilometro all’ultimo, e cerco di non subire la gara e le tattiche altrui. Le squadre in cui ho militato, compresa l’Hopplà, non mi hanno mai messo addosso pressioni, quindi posso affermare d’essere cresciuto con una certa tranquillità e d’avere, dunque, molti margini di miglioramento».

Essendo un primo anno, Lorello non ha problemi ad aiutare gli elite della squadra, più esperti e con più urgenza di lui. Ma quando gli viene data una possibilità, difficilmente se la lascia sfuggire (Foto Bernardini)

A maggior ragione da ora in poi, avendo terminato le superiori.

«In realtà mi diplomerò nel 2025, perché da un paio d’anni frequento le scuole serali. Studio per diventare geometra. È dura, perché ho lezione dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 23, quindi non riesco a riposare e a gestirmi come dovrei e vorrei. Però l’ho scelto io. In terza superiore decisi di concentrarmi di più sul ciclismo e l’unica alternativa, se volevo conciliare studio e sport, erano le serali. Diciamo che ho un esempio buono al mio fianco, ovvero mio padre, che proprio alle serali si è diplomato all’età di 48 anni. È faticoso, però se c’è la volontà si fa tutto».

A quale gara punti nella seconda parte della stagione?

«Dovrei partecipare sia al Valle d’Aosta che al Friuli, ma se devo sceglierne una dico la Firenze-Viareggio. È una gara unica nel suo genere: è lunga e dura, si parte la mattina presto, si arriva sul mare. Per un toscano come me che corre in una squadra a trazione toscana come la Hopplà, sognare un grande risultato è il minimo».