Tour de France, Vingegaard: «Lo sterrato? Un rischio non necessario»

Sempre uno dietro l'altro, incollati: Tadej Pogacar, in giallo, e Jonas Vingegaard . Qualche posizione più indietro c'è anche Remco Evenepoel (foto A.S.O.)
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Al via era stato chiarissimo: «Oggi posso perdere il Tour». Ma Jonas Vingegaard si è difeso alla grandissima, pur correndo più di 100 chilometri sulla bici di un suo compagno, lo sloveno Jan Tratnik. «Sono molto sollevato per come è andata e per essermi salvato nonostante due forature. La prima quando ho dovuto cambiare bici con Jan e poi un’altra mezza anche negli ultimi chilometri, ma sono riuscito a finire la tappa. Devo dire un enorme grazie ai miei compagni, la squadra è stata super: mi hanno tenuto in testa al gruppo e hanno anche chiuso il buco su Pogacar quando non ero riuscito a seguirlo».

Il vincitore degli ultimi due Tour non si è però divertito in questa tappa spettacolare quanto stressante. «A mio parere lo sterrato non appartiene al Tour de France, è solo un rischio non necessario. È un terreno che favoriva molto più Tadej rispetto a me». Non è mancata poi la risposta a Remco Evenepoel, che nel post tappa lo ha accusato di essere “senza palle”: «Piuttosto che di mancanza di palle, preferirei parlare di intelligenza tattica» dice con un sorriso alla stampa. «Il mio obiettivo era seguire. Il nostro obiettivo era non perdere tempo e ci siamo riusciti. Forse la gente non capisce, ma questo è un loro problema. Mi sento bene, spero di riuscire a progredire. Ho già raggiunto un livello più alto di quanto potessi immaginare dopo l’infortunio».

Di correre rischi supplementari Vingegaard non sembra avere molta voglia. «Dopo la caduta nei Paesi Baschi (erano i primi di aprile, ndr) ho capito ciò che conta nella vita, come la famiglia, più che il ciclismo. Quindi in qualche modo adesso sento meno pressione e mi diverto un pochino di più».