Harry Sweeny, il primo pro’ a parlare di neurodiversità

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«Credo che l’unica ragione per cui sono diventato un ciclista professionista sia per come è fatto il mio cervello» afferma Harry Sweeny, corridore australiano della EF Education-EasyPost. «Lavoro ossessivamente sugli aspetti in cui non sono bravo, e lavoro ossessivamente anche su quelli in cui sono bravo per assicurarmi di non perdere quel livello. Come posso descriverlo per chi è neurotipico? È quasi come una dipendenza senza droga: il tuo cervello brama di fare cose che, in mancanza di un termine migliore, costituiscono un interesse speciale. Essere neurodivergenti è un enorme vantaggio per me e per il mio ciclismo, e questo è uno dei pochi sport in cui avere un cervello atipico è sicuramente molto utile».

Ai grandi del ciclismo americano Greg LeMond e Jonathan Vaughters, così come al tedesco Jan Ullrich, è stata diagnosticata una forma di autismo dopo la carriera, ma il venticinquenne Sweeny è il primo ciclista attivo del World Tour ad annunciare pubblicamente di essere autistico. Sweeny è l’unico a parlarne apertamente, ma è molto probabile che sia solo uno dei tanti atleti neurodiversi nel gruppo professionistico.

«La mia ipotesi è che a livello sintomatico, il ciclismo sia molto stimolante per qualcuno con ADHD, e per quelli con ASD anche la struttura pianificata necessaria per andare in bicicletta è molto funzionale», afferma il professor Michael Liebrenz, presidente di Psichiatria forense presso l’Università di Berna e autore di numerosi studi sulla salute mentale nello sport, compreso il ciclismo.

Il disturbo dello spettro autistico (ASD), e i suoi tre livelli, rientrano sotto il termine generico di neurodivergenza, con ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività), dislessia, disturbo ossessivo compulsivo e sindrome di Tourette nella lista. Il modo in cui il nostro cervello elabora le informazioni è molto diverso e ciò influenza i nostri comportamenti e le nostre caratteristiche. Le persone neurodiverse eccellono nelle giuste condizioni, in gran parte grazie alla capacità di concentrarsi intensamente su un compito specifico, ma hanno comunemente difficoltà con l’organizzazione e la comunicazione.In un contesto ciclistico, significa che i ciclisti sono in grado di far fronte alle rigorose esigenze di un programma di allenamento altamente strutturato e spesso poco socievole, e lavorano verso un unico obiettivo. Possono, tuttavia, sembrare conflittuali nelle riunioni di squadra e apparire freddi nelle interviste ai media.Si ritiene che la presensa dell’ASD nella popolazione generale si aggiri intorno al 2%. Ma a livello sportivo d’élite, la neurodivergenza può essere ancora più comune; uno studio del 2021 sulla rivista “Sports” ha stimato che fino al 15% degli atleti potrebbe avere l’ADHD.