Giro d’Italia, dal dominio di Pogacar alla sorpresa Tiberi: cosa ci hanno lasciato le tre settimane di corsa rosa

Giro d'Italia
Tadej Pogacar con il Trofeo Senza Fine del Giro d'Italia al Colosseo (foto: LaPresse)
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Si è chiusa un’altra edizione del Giro d’Italia. La carovana rosa torna a casa con un po’ di malinconia ed è già tempo di bilanci. Conferme, dubbi, promesse non mantenute e un occhio al futuro: le tre settimane di corsa ci hanno dato diversi spunti di riflessione.

Partiamo chiaramente dal vincitore, o meglio dominatore assoluto, Tadej Pogacar. Lo sloveno si è preso tutto, sei tappe, la maglia rosa e la maglia azzurra di miglior scalatore, dimostrandosi ancora una volta superiore a tutti gli avversari. Lo hanno capito presto i suoi rivali, che lo hanno lasciato “sfogare” non provando neppure a tenere il suo ritmo.

Qualcuno dopo i due Tour de France persi ha messo in dubbio la sua reale forza nelle grandi corse a tappe. Andando a fondo però ci rendiamo conto come le vittorie di Vingegaard siano state frutto di due fattori: la forza della Jumbo-Visma che con Van Aert riuscì a far impazzire il corridore della UAE Team Emirates sul Granon, e la caduta alla Liegi-Bastogne-Liegi dello scorso anno che lo fece arrivare alla Grand Départ non al meglio della condizione.

Tadej è il più forte di tutti, insieme al danese, ed è chiaro come quando è al via di una corsa a tappe, sia il favorito numero uno per la vittoria finale. Che sia maglia rosa, gialla o rossa c’è poco da fare. Quello che impressiona di più è l’età. Solo venticinque anni per un corridore che ha vinto già quasi tutto. Sarà sazio? Probabilmente no.

Daniel Martinez e Geraint Thomas potremmo definirli i “regolaristi”. Mai una sbavatura (solo Thomas nella cronometro di Perugia è andato sotto le aspettative), ma mai neppure un attacco. Occupano la seconda e la terza posizione della classifica generale perché in salita hanno avuto qualcosa in più degli avversari, tuttavia non lasciano nulla a questo Giro d’Italia. La solidità del colombiano lascia comunque pensare che in futuro possa ripetersi, difficile invece, vista l’età, per il gallese.

Dal Giro le speranze di Tiberi

La corsa rosa ci lascia un Antonio Tiberi ottimo. Alla sua prima esperienza da capitano in un grande Giro è riuscito a chiudere in quinta posizione nonostante una foratura ai piedi della salita di Oropa che gli ha fatto perdere oltre due minuti. Peccato, perché il podio era alla portata e Thomas e Martinez non erano assolutamente imbattibili.

Resta però la consapevolezza delle sue forze dopo la terza settimana. Caruso ha parlato di una grande resistenza, qualità fondamentale per emergere nelle gare a tappe. A cronometro si è confermato, mentre in salita si è dimostrato molto solido. Sì, è lui la speranza italiana per le classifiche generali del futuro.

Alaphilippe non molla mai

Questo Giro d’Italia ha il volto di Julian Alaphilippe. Il volto sorridente e mai domo del francese che ha provato innumerevoli volte ad andare all’attacco, emozionando i tifosi e lasciando un segno indelebile sulle strade. È in fase calante, come negarlo, eppure non ha alcuna intenzione di mollare. Tutti vorrebbero un corridore come lui in squadra, a parte Lefevere che sta facendo di tutto per farlo scappare. Julian, ti aspettiamo di nuovo alla corsa rosa.

Zana, Fortunato e Piganzoli: quale futuro al Giro?

Undicesimo, dodicesimo e tredicesimo della classifica generale nonostante chi li ha preceduti non sia certo un fuoriclasse. I tre hanno corso un buon Giro d’Italia, tutto sommato, ma bisogna capire quale strada prendere. Insistere sulle classifiche generali oppure puntare alle vittorie di tappa?

Zana si è ritrovato ad essere capitano in corsa e ha voluto cogliere l’occasione per testarsi. Peccato per il crollo sul Grappa, altrimenti la top-ten era ampiamente alla portata. Tra tutti, probabilmente, è quello che più di tutti può continuare su questa strada. Darsi un’altra possibilità è giusto.

Per Fortunato discorso diverso. Il prossimo anno compie 29 anni ed è arrivata l’ennesima conferma: per le grandi corse a tappe bisogna avere qualcosa in più. Lorenzo è un ottimo corridore, ma forse uscire di classifica e vincere una tappa come fece splendidamente sullo Zoncolan sarebbe migliore per la sua carriera.

Piganzoli come Zana potrebbe riprovarci. Non fa parte del World Tour e già questo lo rende meno competitivo di tanti suoi avversari. Lui, comunque, ha provato a giocarsi le sue carte nella generale, chiudendo tredicesimo. Lavorando maggiormente sulle salite, visto che a cronometro tutto sommato non è male, può davvero essere competitivo. È un classe 2002, ha tutto il tempo.

Milan, velocista di primo livello

Un’altra conferma. Jonathan Milan è tra i migliori velocisti del panorama internazionale. Con una squadra al suo servizio, riesce ad esprimersi al meglio, come dimostrano i tre successi di tappa. Un po’ per sfortuna, un po’ per qualche errore di troppo, Tim Merlier è riuscito a pareggiare le sue vittorie.

Lui, il belga, insieme anche a Jasper Philipsen compongono il miglior parco velocisti. Enormi delusioni da Caleb Ewan e Fernando Gaviria che sembrano ormai la peggior copia di loro stessi. Ci aspettavamo di più anche da Kaden Groves e Alberto Dainese, che lo scorso anno erano riusciti a lasciare il segno, ma che con avversari di livello superiore fanno più fatica.

Il Giro ci regala il giovane Pellizzari

Infine arriviamo a Giulio Pellizzari. Il corridore più giovane di questo Giro d’Italia non ha paura di nulla e va all’attacco, scattando in faccia anche agli uomini di classifica. Personalità e fiducia nei propri mezzi, come si chiede ai nostri giovani. Meritava una vittoria di tappa, ma Pogacar si è messo di traverso.

I segnali sono comunque ottimi e noi italiani non possiamo che essere felici di quanto abbiamo visto. Passerà nel World Tour con la Bora-hansgrohe: speriamo riesca ad emergere anche tra tanti capitani come Roglic, Vlasov e Martinez.