Giro d’Italia, ancora polemiche: «Abbiamo firmato un protocollo e non si sono presentati al via. Che figuraccia»

La nevicata a Livigno alla partenza della tappa del Giro
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Oltre all’aria gelida, questa mattina a Livigno si è respirata anche l’aria della confusione totale sul Giro d’Italia. Paolo Bellino, amministratore delegato di RCS, spiega bene cosa è accaduto sin da ieri sera.

«Quando ci sono queste condizioni meteo delicate, si insedia una commissione a cui partecipano organizzatori, Uci, presidente di giuria, squadre, rappresentanti degli atleti, direttore di corsa e direzione medica per queste situazioni. Alle 17 di ieri abbiamo firmato un protocollo in cui si sancivano tre opzioni: fare la tappa senza modifiche, aggiungere degli aiuti in alcuni punti, partire dopo lo Stelvio».

Alle due di notte è giunto a RCS un comunicato di Adam Hansen, presidente del CPA, in cui si diceva che da Livigno non sarebbero partiti i corridori. A questo punto, di buon mattino la commissione si è insediata nuovamente e, dopo aver mandato della gente a vedere la condizione sullo Stelvio, si è deciso di far percorrere ai ciclisti una passerella di circa 12 chilometri per onorare il pubblico numeroso e il comune di Livigno che ha ospitato il Giro per tre giorni. «Abbiamo firmato un protocollo, tutti hanno detto di sì e poi non si sono presentati gli atleti al via – ha continuato Bellino – Per questo c’è stata quella triste scena del sindaco con la bandierina pronto a dare il via, ma senza che i corridori si sarebbero mai palesati. Abbiamo fatto tutti una figuraccia».

Risponde Cristian Salvato, presidente dell’ACCPI: «È vero abbiamo firmato tutti, ma quando siamo usciti da quella stanza le condizioni meteo erano impraticabili. Inoltre, i ciclisti hanno ricordato che sono dei professionisti che quando ricevono il via vogliono gareggiare fino all’arrivo, non fermarsi dopo 12 chilometri di passeggiata e cambiarsi nelle ammiraglie. Tra l’altro, lo ha detto anche Pogacar, le ammiraglie non erano nemmeno abbastanza per tutti».