Giro d’Italia, Tiberi: «La sera guardo gli ufo, ma con Pogacar non ho mai parlato»

Tiberi
Antonio Tiberi al Giro d'Italia 2024
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Poi, scendendo verso il pullman della Bahrain Victorious, si è rifocillato fermandosi a mangiare gli arrosticini preparati dai tifosi abruzzesi lungo la salita. Ma è stato prima che Antonio Tiberi ha scatenato gli ooohhhh di meraviglia. Il primo, l’unico del Giro che ha osato attaccare sua immensità Tadej Pogacar.

«È stata un po’ una situazione particolare, la salita di Prati di Tivo l’avevo provata in allenamento ma non l’avevo mai fatta in gara. Ero stupito perché nonostante il ritmo parecchio alto io mi sentivo molto bene. Quanto a Pogacar, mi aspettavo il suo solito attacco nel finale, ma quando ho visto che nessuno si muoveva mi sono detto: non mi sta bene, provo a smuovere la situazione. Anche perché volevo testare gli altri, capire come stavano, non tanto Pogacar perché sapevo che non si sarebbe preoccupato. E poi ho voluto testare me, è stata una bella sensazione, sono molto contento».

Pogacar ha avuto parole dolci per Tiberi.

«Me lo hanno detto. Sono contento e fiero».

E tu cosa dici di lui?

«Cosa dovrei dire, è scontato, sta dimostrando come sempre di essere il campione che è. Mi ha sorpreso ieri quando è andato a tirare la volata per Molano, dà sempre spettacolo, non delude mai il pubblico».

Bugno ha detto che da te può nascere il futuro del ciclismo italiano.

«Questo mi riempie di orgoglio, mi gasa, mi dà ancora più energie da spendere in bici. Lo vedo in positivo, non come un peso in più, non come una pressione. Detto da Bugno poi mi fa ancora più piacere, spero di poter continuare a fare parlare bene di me».

Sei ancora triste per la sfortuna di Oropa?

«Quel giorno è andata così. Ora il feeling è buono, e il Giro è ancora lungo».

Questo Giro è il tuo esame di laurea?

«Per adesso si sta dimostrando così, è il primo da capitano, è tutto nuovo per me: le responsabilità che si devono assumere, la concentrazione totale, il fatto che non ci si possa mai rilassare. Vediamo come risponderà il fisico a tutto questo stress per 21 giorni».

C’è qualcosa che ti ha sorpreso?

«Le sensazioni buone avute già dai primi giorni, alla Vuelta avevo sofferto abbastanza per prendere il ritmo, è vero che arrivavo da un piccolo infortunio al tendine d’achille sinistro, qui invece ci sono arrivato bene, è andato tutto liscio».

Martinello
Antonio Tiberi al Giro d’Italia 2024

Cosa ti aspetti dalla seconda settimana?

«Mi ispira abbastanza. Già domani c’è una tappa importante, che viene dopo il giorno di riposo, e c’è sempre il rischio che il fisico si rilassi, che il motore si sia raffreddato. E poi c’è l’ultima crono, io ci tengo tanto, so che se tutto andrà bene potrò guadagnare ancora qualcosa sugli altri uomini di classifica».

Da qui alla fine quali sono le tappe da non fallire?

«Quelle in cui essere al top sono la cronometro, la tappa di Livigno e quella di Bassano del Grappa. Ma non è da sottovalutare la tappa delle Marche, che quegli strappi che la fanno somigliare a una piccola Liegi».

Il Mortirolo lo conosci?

«L’ho fatto soltanto al Giro Under e in allenamento, ma un po’ lo conosco. È tanto impegnativo, mi piace».

Come sta il tuo amico Caruso?

«Damiano in questa prima parte di Giro è stato abbastanza sfortunato: due cadute, inizialmente era anche un po’ influenzato, adesso si sta riprendendo, anche il morale cresce, pochi giorni e anche lui vorrà dire la sua».

Tu come stai?

«Per adesso le sensazioni sono molto buone, sono andato in crescendo, spero di continuare così».

Il poco tempo libero come lo passi?

«Veramente è pochissimo. Cerco di sfruttare tutti i momenti per recuperare o fare qualcosa legato al Giro: studiare percorsi, fare massaggi, qualche terapia. Negli ultimi giorni è venuta la mia famiglia e ho passato un po’ di tempo con loro. La sera dopo cena mi sdraio sul letto a guardarmi qualche film su Netflix».

Ieri sera cos’hai visto?

«Un documentario. Uno di quei classici docu americani sulle cose misteriose, gli ufo, quelle cose lì».

A proposito di ufo, con Pogacar cosa vi siete detti?

«Non ho mai parlato con lui, non ho ancora avuto l’occasione di stargli vicino, è sempre in prima linea lui».