Giro d’Italia, Pogacar: «È stato come quando con gli amici giocavamo ad attaccarci sulle piccole salite»

Alla partenza della terza tappa del Giro, Pogacar si è presentato con maglia rosa e pantaloncini ciclamino vicino al leader della classifica a punti Filippo Fiorelli (Photo Credits: LaPresse)
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Che spettacolo il ciclismo secondo l’interpretazione di Pogacar. Effettivamente, perché mai quella di oggi non poteva essere una tappa per lui? Se non si pone limiti, non esiste ragione per cui glieli debba porre qualcun altro. Vince a Oropa e va bene perché sono i suoi terreni, ma poi spaventa i velocisti a Fossano attaccando da lontano, con quel pantaloncino ciclamino che sembra dire “ehi, voglio anche la classifica a punti” (lo conferma il suo attacco a Cherasco in prossimità del traguardo volante).

«La divisa? Non so, indosso quello che mi danno gli organizzatori – ha detto Tadej alla fine della terza tappa – E gestire la maglia rosa è meno stressante che portare la maglia gialla del Tour de France».

Sul suo attacco a tre chilometri dall’arrivo si è espresso così. «Non mi aspettavo un attacco così deciso da parte di Mikkel Honorè. Mi sono ritrovato davanti, e poco dopo è rientrato anche Thomas. Ci siamo guardati e abbiamo iniziato a collaborare ma non pensavamo di poter arrivare al traguardo». Tra le azioni sorprendenti di Pogacar c’è stato l’allungo in vista del traguardo volante. «Non era mia intenzione cercare i secondi di abbuono allo sprint intermedio ma, quando ho visto la Ineos Grenadiers muoversi, sapevo di dover fare attenzione. E’ sempre meglio guadagnare secondi su Thomas piuttosto che perderli».

Poi, con termini semplici, spiega la sua tattica di gara: «È un po’ come un gioco, come ai tempi con gli amici quando ci si attaccava a vicenda in pianura e sulle piccole salite, questo mi va abbastanza bene».