Giro d’Italia, Narvaez e i tempi che cambiano: in rosa dopo 40 giorni senza gare

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Ieri Jhonatan Narvaez ha vissuto la giornata fin qui più gloriosa della sua carriera, battendo Schachmann e Pogacar e vestendo la maglia rosa di leader del Giro d’Italia. Risultato ancor più eclatante se si considera che il corridore della Ineos non correva dal 24 marzo, quando si ritirò dalla Gand-Wevelgem a causa di una brutta caduta che gli causò una commozione cerebrale. Da allora, mai più un minuto di gara: fino a ieri.

Impensabile, fino ad una manciata di anni fa: si sarebbe detto che avrebbe avuto bisogno di giorni e chilometri per smaltire l’altura, ritrovare la brillantezza e sintonizzarsi nuovamente sui ritmi del gruppo. Niente di tutto questo, evidentemente: grazie a metodologie sempre più all’avanguardia e ad allenamenti che ormai hanno poco da invidiare alle gare in quanto ad intensità, Narvaez è riuscito prima a resistere a Pogacar in salita e poi a battere lo sloveno e un corridore abbastanza veloce come Schachmann in volata.

Intendiamoci, Narvaez non è un signor nessuno. È il campione dell’Ecuador, ha dei piazzamenti in alcune classiche (sesto alla Strade Bianche e ad Harelbeke nel 2022, di nuovo sesto ad Harelbeke quest’anno) e al Giro aveva già vinto una tappa in solitaria nel 2020. Quella di ieri è stata l’undicesima affermazione della sua carriera. Però non è giusto dire che solo i fuoriclasse tornano in gara dopo un mese e mezzo e vincono subito: è possibile anche se ci si chiama Jhonatan Narvaez. L’ulteriore testimonianza, se mai ce ne fosse stato bisogno, che il ciclismo nell’ultimo lustro è veramente cambiato.