Sei vittorie in solitaria nel 2024: al ciclismo di oggi piace lo spettacolo

L'attacco di Tadej Pogacar sugli sterrati senesi della Strade Bianche, proposti in tre settori anche al Giro d'Italia (Photo by Fabio Ferrari/Lapresse)
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È finita l’era del trenino Sky. Dimentichiamoci le corazzate che scortano il proprio capitano fino all’ultimo centimetro perché i nuovi, giovani corridori di oggi vogliono rivoluzionare il ciclismo – e ci stanno riuscendo alla grande. Per vincere una Classica (e non solo una Classica), una squadra non deve più puntare su ragionate e complesse strategie di squadra: deve solo dare spazio allo strabordante estro del proprio campione. Una volta stabilito il momento migliore per attaccare, basta lasciarlo a briglie sciolte e il gioco è fatto. Quando ci si trova di fronte a talenti del calibro di Mathieu van der Poel, Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard, la sfiammata per andare a vincere la gara da dominatori assoluti è sempre dietro l’angolo.

La stagione 2024 è appena iniziata, eppure nel circuito World Tour si contano già sei vittorie conquistate con assoli che superano i 25 km. Il più sbalorditivo porta la firma di Pogacar, il quale alla Strade Bianche si è reso protagonista di una fuga in solitaria di ben 81,1 km. Lo sloveno ha anche avuto il tempo di fermarsi dopo il traguardo e di sollevare la bici al cielo, perché degli avversari alle sue spalle non c’era neanche l’ombra; il “primo degli umani”, Toms Skujins, è arrivato dopo 2’44”. Un divario mostruoso. E una ventina di giorni dopo, ancora: Pogacar vince la sesta tappa della Volta a Catalunya con un assolo di 29,2 km.

Un altro a cui piace prendere a schiaffi la monotonia è van der Poel, finora il re indiscusso degli attacchi da lontano. La scorsa domenica, alla Parigi-Roubaix, ha macinato ben 59,6 km in solitaria, a cui si aggiungono i 44,8 km del Giro delle Fiandre e i 43,7 della E3 Saxo Classic. Al diavolo le gerarchie, le consuetudini e l’idea secondo cui il capitano dovrebbe risparmiare ogni watt possibile: se a van der Poel scappa la gamba, non c’è logica che tenga.

Prima che quella maledetta caduta al Giro dei Paesi Baschi lo catapultasse fuori dai giochi, anche Vingegaard aveva risposto “presente” all’appello degli attaccanti: il re del Tour de France ha vinto la quinta tappa della Tirreno-Adriatico con un assolo di 28,9 km.

Non si era mai vista una rivalità del genere, una fame di successo così ardente da spingere un capitano a prendere vento in faccia per decine di chilometri, sostenuto solo dalle proprie forze. Questi campioni stanno scrivendo la storia del ciclismo sparando fuochi d’artificio e regalando spettacolo. Godiamone tutti.