Pogacar tuttofare: ora Tadej è anche velocista?

Tadej Pogacar
Tadej Pogacar
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Ha già vinto tre tappe. È in testa alla classifica generale con un distacco che fa sembrare gli avversari dei dilettanti. È sua anche la maglia di miglior scalatore, ovviamente. Manca una sola tappa alla fine della Volta a Catalunya 2024: un arrivo in volata, quindi neanche adatto alle sue caratteristiche. Tadej Pogacar potrebbe serenamente mettersi a pedalare in coda al gruppo e godersi la passerella d’onore che merita, lasciando ai velocisti l’onere e l’onore della vittoria della settima tappa. Se non fosse che, per un corridore con la sua mentalità, passerella d’onore significa dimostrare che il gradino più alto del podio va sudato fino all’ultimo secondo. Quindi Tadej si alza sui pedali, si china in avanti sul manubrio e va a prendersi lo sprint, conquistando così quattro tappe su sette in Catalogna, tanto per chiudere in bellezza una corsa che ha dominato in lungo e in largo. Il cannibale è diventato ancora più cannibale? Ora anche i velocisti tremeranno in sua presenza?

La risposta è: calma. “In medio stat virtus”, la virtù sta nel mezzo, dicevano quelli saggi, e come la virtù anche la verità. Per quanto sia giornalisticamente conveniente esasperare le qualità sempre più sorprendenti di Pogacar per costruirci attorno una narrazione trionfale, tocca smorzare il mito, almeno in parte. La volata vinta dal fuoriclasse della UAE a Barcellona non può essere addotta come prova di eventuali doti da velocista. Perché? Perché una volata che vede arrivare al terzo posto uno scalatore come Guillaume Martin non può considerarsi una volata degna di questo nome (con tutto il rispetto, e l’affetto, per Guillaume Martin).

Molto semplicemente, i casi in cui Pogacar è riuscito a imporsi sugli specialisti delle ruote veloci non sono ancora abbastanza da poter giustificare la fretta di incasellarlo come velocista. Ciò detto, è pur vero che all’ultima Milano-Sanremo è salito sul podio grazie a uno spunto impressionante, anticipato soltanto da due esperti come Jasper Philipsen e Michael Matthews. E come dimenticare lo sprint con cui lo sloveno — in versione Cipollini — bruciò sul traguardo l’allora campione del mondo Julian Alaphilippe alla Liegi-Bastogne-Liegi del 2021.

Forse è troppo presto per definirlo un pericolo vero e proprio nelle volate, ma di sicuro non è mai troppo tardi per emozionarsi di fronte a un talento che non smette di sorprenderci da quattro anni a questa parte. E chissà in quali e in quanti altri modi riuscirà a stupirci. Scoprirlo sarà il nostro privilegio più grande.