Van der Poel: «Non mi piace pedalare sul pavé, Livigno il posto più bello per allenarmi»

Van der Poel
Mathieu Van der Poel nell'intervista con Canyon
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L’incredibile rinnovo di Mathieu Van der Poel con Canyon è stata anche l’occasione per l’azienda tedesca di scambiare due parole con il suo uomo immagine. Una chiacchierata informale in cui il campione del mondo ha spaziato tra diversi temi, dal suo passato al possibile futuro, passando ovviamente per il presente e la stagione in corso ancora tutta da affrontare.

L’avanzare dell’età non spaventa l’iridato, che è convinto di avere ancora davanti a sé diversi anni ad altissimi livelli. «Vedo ragazzi di 18 o 19 anni vincere immediatamente. Io sono dieci anni più vecchio, ma credo che i miei migliori anni devono ancora venire». Certo, il rimpianto per qualche occasione persa in passato c’è. «Vincere le grandi corse è la cosa più importante, sicuramente più di fare cose “stupide” in corsa per il solo motivo di dare spettacolo. Dieci anni dopo il mio ritiro nessuno guarderà allo spettacolo che ho dato, bensì le corse che ho vinto. Penso di aver fatto questo “switch” mentale due o tre anni fa, non voglio avere rimpianti o opportunità non colte».

I prossimi obiettivi di Van der Poel sono chiaramente il Giro delle Fiandre e la Parigi-Roubaix, che verranno anticipate dall’E3 Saxo Classic e la Gand-Wevelgem. L’olandese sembra stato creato per andare forte sul pavé. «Eppure non mi piace pedalare sulle pietre. Mi piace gareggiarci, ma non allenarmi. Anzi, non conosco nessuno che dice di allenarsi sui settori in pavé della Roubaix. A nessuno piace. Il mio posto preferito è la Spagna, ma il posto più bello per la mountain bike resta Livigno».

A proposito di Mountain bike, Van der Poel ha preso una decisione per le Olimpiadi di Parigi? «Il mio obiettivo è quello di combinare strada e Mtb, ma vediamo. C’è ancora tempo, prima c’è il Nord, poi l’Amstel e la Liegi, che ho aggiunto al mio calendario rispetto allo scorso anno. Sarà una stagione ricca con anche i Mondiali, che sono la corsa più importante per me in assoluto, visto che il mio peso non mi permette di vincere i grandi Giri».

La mente va allora al successo dello scorso anno a Glasgow, quando vinse la maglia iridata. «Quando hanno iniziato ad attaccare a 150 chilometri dal traguardo, ero un po’ scioccato. Ma più la corsa diventava dura, meglio era per me. I Mondiali di Glasgow sono la vittoria più importante della mia carriera».

Di maglie iridate Van der Poel ne ha vinte sei nel ciclocross e davanti a lui si trova solamente Eric De Vlaeminck con sette. «Amo il ciclocross e mi vedrete sicuramente lì ancora. Battere il record è un obiettivo nei prossimi anni. Sono vicino a fare qualcosa di storico e per queste cose un corridore viene ricordato per sempre. Nessuno mi mette pressione, sono io a metterla su me stesso, perché voglio vincere sempre».

All’ultima Milano-Sanremo però è sembrato quasi che questa voglia di vincere passasse in secondo piano davanti alla possibilità di aiutare Philipsen. «Sul Poggio sono riuscito a seguire il primo attacco di Pogacar, ma il secondo non me l’aspettavo ed è stato davvero impegnativo chiudere il buco. In discesa non avevo le gambe per superarlo e fare la differenza. Ho visto che da dietro arrivava Philipsen, così ho lavorato per lui. È uno sport di squadra, dopotutto».

L’ultimo tema di discussione è stato il tempo libero, sempre meno per un campione come Mathieu. «Una volta avevo più energie, adesso che sto invecchiando sono sempre meno. Mi alleno in bici più di prima, anche se da alcuni anni mi piace giocare a golf. È ottimo per “ripulire” la mente. Per me è importante essere rilassato e felice nella vita, anche fuori dal ciclismo. Inoltre stare bene mentalmente ti aiuta a performare meglio».