Martin: «Roglic e Vingegaard si conoscono bene: al Tour colpiranno dove l’altro è meno portato»

Jumbo-Visma
L'arrivo in trionfo di Roglic e Vingegaard: dominio Jumbo-Visma al Delfinato 2022 (foto: A.S.O./Aurélien Vialatte)
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Dal 2019 al 2021 hanno corso tutti e tre con la stessa maglia, quella dell’allora Jumbo-Visma. Poi il più esperto si è ritirato, Tony Martin. Il più giovane ha firmato per non andarsene fino al 2028, Jonas Vingegaard. E il tre volte consecutive vincitore della Vuelta ha aspettato ancora un paio di stagioni prima di cambiare aria, Primoz Roglic.

Martin, che con occhio quasi paterno li ha guardati ottenere i loro migliori risultati, ne sa di loro più di chiunque altro. In un’intervista rilasciata ad Eurosport racconta di uno sloveno che non siamo abituati a vedere. «È estremamente ambizioso e determinato. Forse questa mentalità deriva dai tempi in cui faceva il salto con gli sci, ma riesce a concentrarsi totalmente sul momento, sulla competizione e non si lascia distrarre da nulla. Non ha bisogno di una riunione di squadra o di qualcuno che gli dica molto: guarda il road book e poi sa esattamente dove sono i punti cruciali, dove vuole attaccare – in realtà ha sempre un piano. Dimostra la sua grande forza di volontà non solo in gara, ma anche in allenamento».

E proprio in allenamento, spiega ancora Tony Martin, mette tutto se stesso. «Per alcuni professionisti, partecipare agli allenamenti con Primoz è già come una gara. Soprattutto quando fa i ritiri in quota, è incredibile. Si spinge al limite ed è estremamente duro con se stesso e anche con la sua famiglia, perché investe molto tempo nei ritiri tra una gara e l’altra e sta solo poco a casa».

Ma se quando sulla bici è critico con se stesso e determinato a fare bene, quando scende dalla sella si trasforma. «Contrariamente alla sua mentalità competitiva e di allenamento, in privato o a tavola dopo la gara è rilassato, la sera beve una birra ed è molto grato e riconoscente ai suoi compagni di squadra per i loro sforzi. A fine stagione c’erano anche dei regali per chi lo ha aiutato durante tutto l’anno. Sotto questo aspetto è davvero un grande capitano e sono stato felice di sacrificarmi per lui».

Nella Visma, Martin non è sacrificato solo per Roglic. Quando nel 2019 è approdato nello squadrone giallo e nero c’era un altro novellino come lui, anzi più di lui: Jonas Vingegaard. Veniva dalla ColoQuick, la Continental da cui sono passati tutti i più grandi talenti del nord Europa prima di buttarsi nel mondo dei pro’ (tranne Theodor Storm, lui no, non ha fatto in tempo a diventare Under 23 con la ColoQuick che è stato chiamato nella massima categoria). «Ricordo che avevamo una stanza d’albergo insieme al primo incontro della squadra – ci siamo subito avvicinati come “i nuovi ragazzi”. Ecco perché lo conosco abbastanza bene. A dire il vero allora non vedevo il suo potenziale, ma ricordo una conversazione con Grischa Niermann, il nostro direttore sportivo alla Jumbo: già nel primo anno di Jonas disse che sarebbe stato il prossimo grande successo».

Il fatto che Vingegaard e Roglic abbiano corso insieme per diversi anni, fa notare Martin, potrebbe essere quasi pericoloso in vista del Tour de France. Tutti e due si presenteranno per vincerlo: il primo per ottenere il terzo successo consecutivo e il secondo per diventare uno di quei corridori che ha vinto tutti i tre grandi Giri. Ma Roglic conosce i punti deboli di Vingegaard – ammesso che esistano – e viceversa, così potranno sfruttare i loro anni passati insieme per sferrare attacchi dove l’uno potrebbe essere meno brillante dell’altro. Martin fa solo un esempio: «Jonas ne può trarre vantaggio e forse lo sa che a Roglic non piace percorrere gli ultimi due chilometri nel finale, ma preferisce finire solo negli ultimi 500 metri».