Vingegaard ammette: «Ho capito alla Coppi e Bartali di essere un vincente»

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L'arrivo di Vingegaard a Sogliano sul Rubicone: vittoria che ha permesso al danese della Jumbo-Visma di balzare in testa alla classifica (foto: Roberto Bettini/BettiniPhoto©2021)
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Jonas Vingegaard Hansen ammette che i suoi due Tour trionfali sono nati in un certo senso alla Coppi e Bartali di tre anni fa. Lo ha detto in una bella intervista rilasciata a Ciro Scognamiglio, inviato della Gazzetta dello Sport alla Tirreno-Adriatico. «Sì, in un certo senso i due successi consecutivi al Tour de France sono ‘nati’ in Italia. Perché è in Italia che ho vinto la mia prima, breve corsa a tappe. E così ho iniziato a capire che avrei potuto essere il capitano del team pure nei grandi giri…». In Italia Vingegaard ha gareggiato appena 21 giorni tra il 2019 e oggi, ma quella Coppi e Bartali fu fondamentale: due tappe vinte e successo finale a Forlì. «La prima volta in cui davvero sono stato capace di dominare la pressione».

Ricordiamo che a inizio carriera questo era il punto debole del campione danese, che soffriva di attacchi di ansia al punto da vomitare prima di alcune corse. «Certo – ricorda ora Jonas parlando di quella Coppi e Bartali, la corsa a tappe organizzata dal GsEmilia di Adriano Amici – era una corsa non grande, ma sono riuscito a vincerla. Ero il capitano della squadra, fin dall’inizio si era detto che tutti sarebbero stati per me, per ottenere il miglior risultato. Esserci riuscito è stato un grande passo. Probabilmente, il primo, per diventare un vero uomo da grandi giri. Ho avuto molta più fiducia in me da quei giorni. Bellissimi ricordi».

Parlando con Scognamiglio, Vingegaard ha raccontato anche com’è nata la scelta di aggiungere al suo anche il cognome di sua moglie Trine. «Volevamo semplicemente avere lo stesso, identico cognome. E abbiamo pensato che fosse la soluzione migliore, perciò abbiamo scelto in questo modo. Ed è così. Un suggello al fatto che vogliamo passare la vita assieme. È molto romantico. E ora pure nostra figlia è Frida Vingegaard Hansen».

Quanto al casco da crono, che tanto ha fatto parlare, Vingegaard ha detto che «si tratta un casco molto buono e molto veloce, oltre che comodo. Penso che potrà essere il casco del futuro. La visibilità è migliore. Io l’avevo già visionato ovviamente in inverno, in più occasioni. Ci abbiamo lavorato molto. Negli ultimi tempi il ciclismo si è molto allontanato dall’estetica, in diversi casi. Ammetto che quando l’ho visto, per la prima volta, un po’ avevo riso pure io. Poi, se lo testi e vedi quanti vantaggi ti dà, smetti di ridere».