Milano-Sanremo, Laporte sogna: «Non mi metto limiti, basta una volta sola»

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Christophe Laporte con la maglia di campione europeo (foto: Instagram/chris_lap)
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Da quando è entrato a far parte della Visma Lease a bike, nel 2022, Christophe Laporte è abituato a iniziare la sua stagione tardi. Il francese, alla vigilia della stagione delle classiche, ha parlato del focus della sua stagione con L’Equipe. «Tutte le gare sono obiettivi per me e per la squadra. Ho fatto tre settimane di allenamento in altura a Tenerife (Spagna). Questo è il periodo più importante per me». Ci arriva bene ma non al massimo, dopo che in gennaio ha avuto l’influenza due volte.

Sono passati quattro mesi dal sesto posto alla Parigi-Tours, e sabato il trentunenne Laporte attaccherà il numero sulla schiena a Gand nella Omloop, e poi ancora domenica a Kuurne. E spera di recitare un ruolo principale all’interno di un collettivo mostruoso con Van Aert, Van Baarle, Benoot, Jorgenson.

La stagione 2023 ha consacrato Laporte tra i grandi delle classiche, grazie alla vittoria della Gand-Wevelgem, dell’Attraverso le Fiandre e ancora del campionato d’Europa a fine settembre. Un anno d’oro alla sua seconda stagione con i calabroni, team in cui ha dovuto imparare tutto e subito, dall’alimentazione spinta all’estremo, al moltiplicarsi dei raduni in quota, fino all’inglese, dopo otto stagioni alla Cofidis. «L’unico passo avanti che posso fare è una Monumento», dice ora.

Laporte ha superato le pietre miliari una dopo l’altra, ha investito completamente nella sua professione, lui che a volte ammetteva di essere un po’ troppo rilassato, e ha scalato le gerarchie. A inizio stagione era tra gli outsider più seri, come Mads Pedersen o Jasper Philipsen, in vista di Roubaix. «Mathieu (Van der Poel) e Wout (Van Aert) sono sopra gli altri nelle grandi classiche, ma gli altri, io sono capace di batterli, l’ho già fatto», dice Laporte. «L’anno scorso mi dà fiducia, sicuramente, sapendo che possiamo vincere grandi classiche, ma tutto riparte da zero all’inizio di ogni stagione, dobbiamo ricostruire questa fiducia. E una Monumento resta la cosa più difficile da vincere. Sono in grado di farlo oppure no? Non lo so. Su una Roubaix non ho dubbi. Il Fiandre è forse un po’ più difficile ma fisicamente fattibile, a seconda delle circostanze della gara».

Ma prima ci sarà la Milano-Sanremo. Questa volta Van Aert non parteciperà e il francese sarà l’unico leader della sua squadra, con Olav Kooij che proverà a resistere in caso di arrivo di gruppo. Il campione europeo alla Classicissima non ha mai brillato (9 partecipazioni, due volte 13° come miglior risultato) ma spesso ha lavorato per altri.

«Questa volta è un’opportunità, questo è chiaro. Basta solo una volta. Sto progredendo, non mi metto limiti, sono nei miei anni migliori, anche se inevitabilmente ci saranno stagioni meno belle. I prossimi tre, quattro anni sono quelli in cui realizzerò i miei successi per tutta la vita, anni importanti, e penso di essere nella squadra perfetta per questo. Sono molto motivato a fare tutti i sacrifici necessari nella ricerca dei risultati. Tre anni fa se qualcuno mi avesse detto che oggi sarei stato qui, probabilmente non ci avrei creduto, e potrei dire la stessa cosa tra due anni. Quindi vincere la Roubaix è un sogno e ci crederò fino alla fine della mia carriera».