Negli ultimi giorni Tadej Pogacar è stato al centro di gran parte delle principali notizie del mondo del ciclismo, per via dell’annuncio del calendario della stagione 2024, nel quale proverà l’accoppiata Giro-Tour. Lo sloveno, però, si è recentemente espresso anche su un tema molto delicato come il “doping tecnologico“. Il classe ’98, infatti, ritiene che nel ciclismo professionistico non si faccia ricorso alla pedalata assistita, in quanto non considera possibile nascondere un motore in una bicicletta senza che venga scoperto.
«Da quando le biciclette elettriche sono diventate di moda, abbiamo visto che non è così facile mettere un motore in una bicicletta. Penso che si vedrebbe, non credo sia possibile nasconderlo», così si è espresso Pogacar sul tema, durante la conferenza stampa tenutasi lunedì dal ritiro della UAE, a La Nucia.
Il tre volte vincitore del Lombardia ha poi continuato dicendo: «Ci sono state voci cinque/dieci anni fa. Ma non ricordo nemmeno l’ultima volta che ne ho sentito parlare. Penso che ora possiamo stare tranquilli».
Il caso a cui faceva riferimento Pogacar è capitato nel ciclocross, ai Campionati del Mondo U23 del 2016, quando la 19enne belga Femke Van den Driessche fu trovata con un motore montato sotto il sellino della bici, venendo poi sospesa per sei anni.













