Alla Japan Cup si è conclusa la carriera di Pierre-Luc Périchon dopo 12 stagioni tra i professionisti. Il 36enne francese, però, non vuole uscire dal mondo del ciclismo, anzi, starebbe lavorando alla creazione di una nuova squadra.
«Ho molte idee e ho delineato un piano economico iniziale. Mi concedo un anno di tempo: l’obiettivo è partire l’1 gennaio 2025, con una squadra con licenza Professional. Anche se sembra molto complicato immaginarlo in questo momento, le cose possono andare molto rapidamente se arrivi alle persone e agli investitori giusti. Comunque, non dovessi farcela per il 2025, continuerei a provarci per partire l’anno successivo. Mi sono informato e per una Professional servirebbero fra i 6 e gli 8 milioni di euro», ha dichiarato il transalpino a Direct Velo.
Nonostante la determinazione mostrata da Périchon, partire subito dalla Professional sembra un piano un po’ troppo ambizioso, che ha fatto storce il naso a più di qualche addetto ai lavori. Nonostante ciò il 36enne francese è convinto di riuscirci, anche perché ritiene il suo un progetto innovativo: «Come direbbe Guillaume Martin (compagno di squadra Périchon alla Cofidis e che recentemente ha anche vinto premio Jacques-de-Fouchier, ndr), per raggiungere le stelle bisogna puntare la luna… Se non ce la farò, andrò avanti lo stesso. E se i fondi iniziali saranno sufficienti per fare una Continental, farò una Continental. Ma l’idea di fondo è quella di una realtà innovativa, che possa essere sostenuta anche da singoli, attraverso la forma del finanziamento collettivo. La prima persona interessata in una squadra di ciclismo è l’appassionato di ciclismo e io vorrei dare a questi appassionati la possibilità di essere ancora più vicini ai loro beniamini».
L’innovazione dell’idea si vede soprattutto nella struttura operativa che Périchon vuole tirar su: «Alla base di tutto ci deve essere la collaborazione, l’obiettivo sarà dare voce a tutti. Dai corridori ai meccanici. Nessuna gerarchia, no alla gestione orizzontale. Se ognuno trova il suo posto, con possibilità di sviluppo e di essere ascoltato, può venire fuori qualcosa di buono, per tutti».
Il classe classe ’87 conclude dicendo: «Non vorrei unirmi a strutture già esistenti perché è difficile portare innovazioni a cose che hanno già un loro modo di essere. Ma so che dovrò avere intorno persone competenti, magari già attive nel mondo del ciclismo, ma non solo. Chiaramente, so che è una cosa molto difficile da fare, ma voglio provarci. Meglio provare e fallire che non avere rimorsi per tutta la vita».









