L’Italia ha ancora negli occhi le immagini di Jannik Sinner e i suoi compagni che alzano al cielo la Coppa Davis. Esattamente domenica scorsa l’Italia è tornata sul tetto del mondo del tennis. Ma la competizione ha messo in luce anche un altro fatto, decisamente più spiacevole ed extra campo.
Novak Djokovic, tennista numero uno del mondo, sconfitto proprio da Sinner in Semifinale, si è rifiutato di sottoporsi ad un controllo antidoping richiesto un’ora e mezza prima di un suo match. Questo ha scatenato le furie di Marc Madiot, manager della Groupama-FDJ, che in una intervista a RMC Sport, ha sottolineato quanto diversamente vengano trattati i ciclisti.
Madiot ha infatti spiegato che un ciclista non può rifiutarsi di sottoporsi a un test, né tanto meno rinviarlo in un altro momento. La pena sarebbe durissima e il rischio di essere squalificati molto alto. Secondo quanto spiegato dal Corriere della Sera, tuttavia, Djokovic non avrebbe commesso nessun illecito.
Vi è una forte differenziazione, infatti, tra ciclismo e tennis. Il tempo in cui il campione per il test deve essere prodotto non deve essere immediato dopo la notifica, come spiega il regolamento tennistico, ma svolto entro 60 minuti dalla fine dell’ultimo match, minuti che si allungano a 120 se la partita è la finale del torneo.
Nessuna irregolarità, dunque, ma il trattamento riservato ai ciclisti è decisamente diverso da qualsiasi altro sport.












