
Due cronometro, rispettivamente da 37 e da 31 chilometri. Sei arrivi in salita: Oropa nella seconda tappa, Prati di Tivo nell’ottava, Cusano Mutri nella decima, Mottolino nella quindicesima, Santa Cristina Val Gardena nella sedicesima, Brocon nella diciassettesima.
Sarebbe stato un Giro d’Italia perfetto per Primoz Roglic, la maglia rosa uscente che verosimilmente non ci sarà per dare l’assalto al tanto agognato Tour de France. Di fatto, sarà un Giro perfetto per tutti quei corridori che gli assomigliano: forti in salita e forti a cronometro. Scontato, forse, ma intanto gli scalatori puri e i cronomen non troppo resistenti in montagna sono tagliati fuori, considerando che i migliori interpreti della specialità sono eccellenti su entrambi i terreni.
Se Tadej Pogacar, come si vocifera, dovesse davvero partecipare alla corsa rosa, troverebbe pane per i suoi denti. Non c’è percorso che non gli si adatti abbastanza, ed è vero che probabilmente non troverebbe quel caldo che in più di un’occasione ha dimostrato di soffrire sulle strade del Tour: ma tra la seconda e la terza settimana si sforano i duemila metri più di una volta (Forcola, Stelvio, Sella) e questo è un fattore di cui l’entourage dello sloveno dovrà tenere di conto, visti i precedenti della Grande Boucle.

La prima cronometro arriva al settimo giorno: 37,2 chilometri tra Foligno e Perugia, finale a salire e impegnativo, non adatto ai passisti puri. Che invece potranno trovare vendetta nella quattordicesima tappa, la Castiglione delle Stiviere-Desenzano del Garda, 31 chilometri tutto sommato piatti. Il giorno dopo ci sarà il primo tappone: San Zeno, Aprica, Forcola di Livigno (18 chilometri al 7,1 per cento di pendenza media) e traguardo in quota a Livigno, Mottolino. La terza settimana comincia con Eira, Foscagno, Stelvio (da Bormio, 20,2 chilometri al 7,2 di media, il Gpm è però a 150 chilometri dalla fine) e poi finale impegnativo tra Pinei e Santa Cristina Valgardena. La diciassettesima frazione è quella regina: pronti via e c’è subito il Sella, poi Rolle, Gobbera e due volte il Brocon, prima da Canal San Bovo e poi da Castello Tesino. La seconda metà della diciannovesima tappa, quella di Sappada con Duron e Valcalda, è di difficile interpretazione. Nella ventesima e ultima, il suggestivo doppio passaggio sul Grappa: 18,2 chilometri all’8,2 per cento di pendenza media.
Le suggestioni non mancano. La sesta tappa, quella toscana, da Viareggio a Rapolano Terme, prevede tre tratti di sterrato per 11,4 chilometri complessivi che tra intoppi meccanici ed eventuale maltempo potrebbero decidere in parte le sorti di qualcuno. Gli arrivi in salita a Prati di Tivo e a Cusano Mutri sono impegnativi, quindi non dovremmo assistere a quelle processioni che di solito caratterizzano gli arrivi in quota appenninici di metà Giro. La tappa dodici è quella dei muri: Recanati, Osimo, Monti, La Croce, San Costanzo e arrivo a Fano, l’imprevisto è dietro l’angolo. Due le frazioni per velocisti puri: la tredicesima, la Riccione-Cento, e la diciottesima, la Fiera di Primiero-Padova. Ma uno sprinter resistente che può avvalersi del lavoro di una squadra organizzata può giocarsi il successo anche a Fossano, Andora, Lucca, Napoli, Francavilla al Mare e ovviamente Roma. I velocisti non possono lamentarsi, le occasioni sono aumentate rispetto alle ultime edizioni.













