MONDIALI 2023 / Amadori: «Milesi farà strada, smettiamola di dire che in Italia si lavora male»

Marino Amadori a Glasgow per seguire i suoi ragazzi impegnati ai Mondiali 2023
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«Lorenzo Milesi è il profilo del corridore ideale che piace a me: serio, sereno, ambizioso, disposto al sacrificio e a prendere legnate per crescere, repellente alle lamentele. Ad esempio, ieri mattina siamo andati a vedere il tratto in linea che affronteremo domani. Lui, avendo nelle gambe la cronometro del giorno prima, avrebbe potuto rimanere in macchina. Invece è sceso, è montato in bici e ha pedalato con gli altri. Punto e basta, senza tanti discorsi».

Marino Amadori è arrivato a Glasgow nella notte tra mercoledì e giovedì con i suoi stradisti, poche ore dopo il trionfo di Milesi nella cronometro riservata agli Under 23. È uno dei suoi pupilli da sempre, ma il suo percorso lo fa riflettere.

Marino, Milesi ha cominciato a correre pochi anni fa, tra gli allievi: prima giocava a pallone.

«Era una gemma da sgrezzare, io me ne accorsi quand’era al primo anno tra gli Under 23 e non ci voleva un fenomeno. Lo portai subito in ritiro con la nazionale, infatti. Aveva stoffa e potenza, si notava anche se cadeva o non finiva le gare. Ma a noi i corridori come Milesi non piacciono».

Spiegati meglio.

«Guardate che calendario ha fatto tra la Beltrami e la Dsm, quante botte ha dovuto incassare correndo coi professionisti e coi coetanei più forti del mondo. Le ha prese, ma ha imparato. E oggi è campione del mondo tra i dilettanti. Noi in Italia continuiamo a dare troppa importanza a chi vince tante gare di poco conto».

Ma tra Battistella, Baroncini e Milesi, questa è la terza maglia iridata nella categoria dal 2019 ad oggi.

«E infatti io non ci sto più, smettetela di dire che in Italia non ci sono più i corridori e la cultura del ciclismo. Io lo dico per difendere il lavoro mio e degli altri tecnici, della Federazione in generale. Da anni investiamo per portare a correre i ragazzi all’estero e adesso stiamo raccogliendo i frutti. Certo, si potrebbe sempre far meglio, ma mi pare assurdo che così tante persone non riconoscano la bontà del nostro lavoro».

Però poi, una volta professionisti, non si confermano: perché?

«Mi credi se ti dico che non ci dormo la notte? Chiedetelo ai tecnici e ai direttori sportivi del World Tour. Io francamente non ho una spiegazione. Gli italiani tra gli Under 23 se la giocano con quelli stessi stranieri che soltanto un paio d’anni dopo li battono regolarmente tra i professionisti. Io credo che avremmo bisogno di una o più formazioni italiane, in grado di tutelare e dare ai nostri ragazzi lo spazio e la fiducia di cui hanno bisogno».

Ma Milesi è cresciuto all’estero.

«Ormai funziona così, non dobbiamo stupirci. Ma se le development internazionali attingono dal nostro bacino vuol dire che il talento c’è, no? Il problema è che non emerge ad alti livelli. Comunque Milesi farà carriera, vedrete: se non avesse avuto in programma la Vuelta l’avrei portato all’Avenir, e domani se gli lasciano cento metri hanno da sudare per riprenderlo».

Marino Amadori e Lorenzo Milesi a Glasgow dopo la vittoria della maglia iridata nella prova a cronometro U23

A proposito di domani, sarà l’Italia la squadra di riferimento?

«No, ci sono anche Belgio e Francia. Ma di certo ce la giochiamo, il gruppo è forte e affiatato. Buratti, De Pretto e Busatto sono dei cagnacci, perfetti per il circuito cittadino di Glasgow. Però dovranno fare di tutto per ritrovarsi in superiorità numerica ed evitare i testa a testa coi favoriti».

Per te chi sono?

«Nys è quello che mi spaventa più di tutti, le doti da ciclocrossista gli torneranno comode e ha già vinto tra i professionisti. E poi c’è Lamperti, quinto nell’ultima tappa del Czech Tour davanti a Busatto, una giornata da 3.000 metri di dislivello: l’americano non lo stacchi, non è un velocista e basta».

Il percorso ti piace?

«Altro che una kermesse, come hanno detto alcuni. È tecnico e impegnativo, ti logora, basta vedere che corsa è venuta fuori tra i professionisti. Buratti, ieri, è andato a provare un giro del circuito e mi ha detto: gli strappi sono duri e ce ne sono tanti. Dalla televisione non rende l’idea. E poi domani troveremo quasi sicuramente la pioggia».

È Buratti l’azzurro più adatto?

«Forse sì, ma sinceramente ho fiducia assoluta nel gruppo che ho a disposizione. Occhio anche a Romele, tanto per fare un esempio: quello del Liberazione è un circuito differente, d’accordo, ma Alessandro ha dimostrato quanto sia letale attaccando da lontano e avendo un vantaggio da poter gestire».

Alla fine hai preferito Belletta a Epis e Bruttomesso.

«Non l’hanno presa benissimo e mi dispiace, lo capisco, ma anche io devo fare delle scelte. Ho reputato il circuito troppo esigente per Bruttomesso, Epis invece sarebbe stato adatto ma con le sue caratteristiche ho già Buratti e Busatto, se vuoi anche De Pretto: non posso portare quattro capitani, non possiamo stare sempre a ruota, siamo l’Italia e abbiamo delle responsabilità. Con Belletta sono stato chiaro, dovrà lavorare. Ma lui è al settimo cielo, soltanto essere qui lo elettrizza. E poi è un investimento per il futuro, è uno dei talenti più promettenti che abbiamo».