Sean Kelly tira le orecchie a Van Aert: «Lavora troppo per gli altri e deve vincere più monumento»

Van Aert
Wout Van Aert (Jumbo-Visma) intervistato dopo una gara
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Capace di vincere su tutti i tipi di terreno, le cronometro, le volate, in montagna e anche le classiche, Wout Van Aert non riesce a piazzarsi primo nelle corse da un giorno e nemmeno ad assicurarsi l’approvazione di Sean Kelly (l’irlandese fu professionista tra gli anni ottanta e novanta).

L’ex corridore ha per qualche tempo sognato di rivedersi nel belga: le caratteristiche tecniche, la sua versatilità e la capacità di essere un gregario di lusso quanto un leader imbattibile gli facevano ricordare se stesso in gara.

«Due anni fa pensavo che fosse il nuovo Sean Kelly, ma sembra che abbia delle difficoltà a vincere le grandi classiche. Pensavo vincesse qualche classica monumento in più, invece è stato anche sfortunato: nella Parigi-Roubaix di quest’anno ha forato in un momento cruciale» fa notare l’ex campione irlandese, che aggiunge, «purtroppo il tempo scorre veloce e nuovi campioni si impongono a livelli elevati. Le tempistiche sono cambiate rispetto a quando correvo io».

Ce ne è anche per la squadra di Wout Van Aert, la Jumbo-Visma. Un team ricco di corridori d’eccellenza con tutte le qualità per vincere un grande Giro (Vingegaard ha vinto il Tour nel 2022 e Roglic il Giro nel 2023), non lascia lo spazio per esprimersi a fenomeni come il belga che finisce per fare da gregario. «Il suo problema è che lo fanno lavorare per gli altri e così non gli arrivano le opportunità».